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Come scrivere post efficaci, aumentare visitatori e guadagnare online tramite affiliazioni ed AdSense

vbulletin

10 motivi che fanno di vBulletin il CMS ideale per creare una community

Qualche giorno fa su Facebook Andrew Smith mi intercetta domandandomi se per un mio progetto brasiliano stessi usando la piattaforma vBulletin Publishing Suite.

A risposta affermativa mi ribatte: Ma come, non avevi detto che era meglio WordPress? E mi linka due vecchi articoli nei quali affermo effettivamente che WordPress è meglio di vBulletin.

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Wordpress

Guida per Trasferire Velocemente WordPress su un Nuovo Server

In questo post ti indico una tecnica per operare velocemente un cambio di hosting evitando di utilizzare phpMyAdmin per il backup del DB e di scaricare l’intera cartella di installazione sul PC, operazione che può essere decisamente laboriosa in caso di un numero elevato di files.

L’ho utilizzata molto spesso negli ultimi mesi a causa di trasferimenti dei miei progetti su altri server ed esperimenti vari.

Doverosa avvertenza: qui si parla di trasferire un sito WordPress da un server all’altro mantenendo però lo stesso nome di dominio. Se stai cercando informazioni su come operare un cambio di dominio allora ti invito a consultare la doumentazione ufficiale.

Informazioni preliminari

Percorso ed installazione

Non preoccuparti se le webroot su server di origine e di destinazione sono differenti: a WordPress in genere non importa.

Accesso al DB

Lo so, usi phpMyAdmin e sai che può importare ed esportare le tabelle di WordPress che contengono articoli, utenti, commenti ecc.

Tuttavia ti sconsiglio caldamente di utilizzare le funzionalità di import/export di phpMyAdmin in quanto esiste un limite preciso per la dimensione del file da importare (molto limitato nel caso di hosting condivisi).

Inoltre differenti versioni di phpMyAdmin potrebbero creare problemi di compatibilità nel file di interscambio.

Plugin di backup

I plugin per il backup di WP sono utili ma solo quando devi ripristinare il contenuto del blog. Quando devi trasferire WordPress su un altro server non te li consiglio perchè devi spostare tutta la piattaforma, e non solo il contenuto. Incluse eventuali modifiche e personalizzazioni sui templates e sui files che andrebbero persi.

Cosa ti serve

Prima di continuare devi accertarti di possedere;

  • Una username ed una password per l’accesso SSH al tuo spazio web (sia di origine che di destinazione).
  • Un software per connessioni SSH se operi su Windows (PuttY è il più utilizzato, su mac e linux puoi utilizzare il terminal dei comandi)
  • Dati di accesso FTP di entrambi gli spazi web
  • Nome host, username e password dei db di origine e di destinazione (quelli che inserisci nel file wp-config.php).

Alcune precauzioni

  • Sul nuovo spazio crea un DB con lo stesso nome, la stessa username e la stessa password di accesso di quello di origine.

Come fare

E’ semplice. Dovrai;

  1. creare una copia del db ed una dello spazio web
  2. trasferirli sul nuovo server
  3. ripristinarli sul nuovo server
  4. testare il blog per verificare che sia tutto ok
  5. cambiare i DNS
1. Creazione copia DB e WordPress

Collegati in ssh al sito che vuoi trasferire. Questo video mostra come si fa;

Con Mac o Linux sarà sufficiente digitare nel terminal dei comandi

ssh [email protected]

Una volta dentro entra nella cartella che contiene di documenti del sito (webroot) digitando;

cd /path/to/webroot

Ora due archivi, uno per il DB e l’altro per i files.

Per i files di WP sarà digitare ed inviare il seguente comando;

tar -gzvf files.tar.gz .

Per il DB il comando sarà il seguente, sostituendo ovviamente alle stringhe in corsivo i dati del tuo DB;

mysqldump -h host.db.origine -u username -p password nome_db_origine > db.tar

Ora avrai due files;

  • files.tar.gz: contiene l’installazione WP
  • db.tar: contiene la fotocopia del DB
2. Trasferimenti dei files sul nuovo server

A questo punto dovrai usare il tuo client FTP preferito per prelevare questi due files dal vecchio server e trasferirli nella webroot di quello nuovo (mi raccomando, mettili entrambi nella cartella dei documenti web).

In realtà ci sarebbe il modo di saltare questo passaggio intermedio aprendo in SSH una sessione FTP tra i due server e facendo il trasferimento diretto, ma ho paura di complicare le cose per i neofiti che avranno senza dubbio già la testa che gira abbastanza.

3. Ripristino files sul nuovo server

Ok, ora dobbiamno ripristinare tutto sul nuovo server, che al momento contiene solo gli archivi compressi.

Apri una sessione SSH sul nuovo server (utilizza il video in cima come esempio utilizzando questa volta i dati di connessione del server di destinazione), ed entra nella webroot che contiene i due files;

cd /path/to/webroot

Ora ripristina il DB con il comando seguente;

mysql -h host.db.destinazione -u username -p password nome_db_destinazione > db.tar

Se tutto va bene ora il db deve essere già popolato. Adesso esplodiamo l’archivio del files con il comando;

tar -zxvf files.tar.gz

ed anche il files saranno al loro posto.

Una ultima precauzione: se i dati dei due db (origine e destinazione) coincidono non c’è bisogno di far nulla, altrimenti andrà modificato il file wp-config con i nuovi dati di autenticazione altrimenti WP non potrà accedere al db.

4. Testare il sito prima del trasferimento

A questo punto è saggio verificare che tutto funzioni prima di cambiare il puntamento dei DNS. Per fare questo faremo in modo di far puntare l’indirizzo al nuovo IP solo al nostro PC modificando il file hosts presente nel computer.

In questo modo noi vedremo a tutti gli effetti il nuovo blog, mentre tutti gli altri continueranno a vedere il vecchio.

Utile no? Per far questo dovremo aggiungere una stringa contenente il nuovo IP ed il nuovo dominio;

x.x.x.x www.nuovoblog.it

al file;

  • <CARTELLA DI SISTEMA>/system32/drivers/etc/hosts (se sei su Windows)
  • /etc/hosts (se sei su Mac o Linux)

Una volta salvato il file, sul tuo computer l’indirizzo del tuo blog punterà al nuovo spazio.

Funziona tutto? Bene, a questo punto puoi modificare tranquillamente i DNS.

 

Photo credit: John Fischer

scoop

Curation: Selezionare, Editare e Ripubblicare News con ScoopIt. Inviti Disponibili

Sino a qualche tempo fa usavo MySyndicaat, ma da qualche tempo gli account free che furono rilasciati all’inizio del progetto per diffondere il servizio non funzionano più a dovere e sono stato costretto ad accantonarlo.

Ora sto provando da tempo la beta (chiusa) di Scoop.it.

Il suo funzionamento è estremamente semplice e potente;

  1. Ti iscrivi e crei i tuoi topics
  2. Inserisci i tags rilevanti che permetteranno a scoop.it di suggerirti news e fonti
  3. Piazzi il bookmarklet nella barra dei segnalibri del browser
  4. Selezioni le news rilevanti dalle fonti oppure navighi e cliccando sul bookmarklet
  5. In entrambi i casi siapre una tab che ti permette di editare titolo, abstract ed immagine

 

In questo modo si genera un feed che può essere integrato automaticamente in WordPress, Facebook ecc.

Le immagini in particolar modo sono molto importanti, e la controindicazione nel ripubblicare il feed così com’è potrebbe essere determinata proprio dall’immagine per un problema di dimensioni e di hotlinking.

Ho sperimentato con successo però il funzionamento congiunto di  Scoop.it e Rehost Image, un plugin per Firefox, che permette con un click di ridimensionare, caricare nel tuo FTP e inserire in Scoop.it l’immagine da associare alla news.

In questo modo si risolvono diversi problemi:

  • Si evita l’hotlinking quando visualizzi le news sul tuo sito
  • Ottimizzi i tempi di caricamento della pagina
  • Stabilisci le dimensioni dell’immagine in base al contesto dove andrà visualizzata la colonna di news

Ho dieci inviti disponibili per Scoop.it, se ti interessa lasciami un messaggio qui sotto. Ti manderò  l’invito alla email associata al commento.

Crescita

Problogging: 5 Motivi per Revisionare e Ripubblicare i Vecchi Articoli

 

Ecco 5 buone ragioni per investire periodicamente un po di tempo a revisionare e ripubblicare i vecchi post:

  1. Per i nuovi visitatori la prima landing page è il blog
    Tu lo sai che magari  quel post parla di servizi che non esistono più o  di tariffe ormai non aggiornate semplicemente perché l’hai scritto tanto tempo fa. I nuovi visitatori che cercano risposte usando i motori non lo sanno, e non lo vogliono sapere. Per loro il tuo blog fornisce risposte sbagliate. E basta.
  2. I vecchi post hanno già link in entrata
    Perchè sprecarli? Per fare un paragone è come se ogni volta che un giornale ha una notizia nuova da raccontare si inventa una nuova testata. Sai già dove gli utenti stanno guardando: mettigli le informazioni sotto gli occhi no?
  3. Il page rank è già consolidato
    Il pagerank, sebbene negli ultimi tempi abbia perso il fascino e l’importanza di una volta,  ancora concorre a determinare una certa autorevolezza del blog.
    Aggiornare i post più importanti può accellerare la crescita del PR. Come dire…. meglio avere un post con PR5 che tre post con PR1.
  4. Conosci già le keywords da consolidare per scalare le serp
    Se usi  attentamente Analytics o Woopra scoprirai che cosa cercano gli utenti che arrivano a quei post. Non solo, potresti capire anche se ci sono chiavi popolari attinenti quell’argomento che non hai ancora usato, ed inserirle nel post per scalare ulteriormente le serp.
  5. Ti rilassi un po
    Cercare sempre l’ispirazione per nuovi contenuti stanca: revisionare i vecchi post penso sia uno dei modi più produttivi per  fare un break e rilassarsi senza l’incombenza di dover sfornare altri post originali anche se non ti va.

Che ne pensi?

 

Crollo AdSense

Crollo Storico di AdSense: Migliaia di Publishers con un Pugno di Mosche in Mano

Se il calo di inizio Marzo poteva essere considerato una fluttuazione stagionale il tracollo registrato ad inzio Aprile non lascia adito a dubbi; migliaia di publishers tra i più “rodati” hanno subito di punto in bianco una riduzione drastica del CTR, ovvero la percentuale di click sugli annunci.

 

Ecco qualche testimonianza.

Dalle numerose testimonianze appare chiaro che:

  1. Il crollo è sul numero di click, non sul CPC o sull’eCPM
  2. Non si tratta di cause legate ai vari siti o ai vari publishers, ma a qualche cambiamento fatto su AdSense/AdWords/Google
  3. Il crollo sembra affliggere publishers che generano molti click, ovvero quelli con buone entrate
  4. Tali entrate da un giorno all’altro si sono ridotte drasticamente mettendo in crisi decisamene chi aveva puntato su AdSense per lanciarsi in un business online come attività principale.

Ancora non si capisce se ci si trova in una transizione oppure dobbiamo prendere atto della nuova situazione come definitiva, fatto sta che da AdSense non arriva alcuna comunicazione.

Possibili motivazioni

I publishers stanno tentando di decifrare questa situazione difficile e si avanzano le seguenti ipotesi.

Una conseguenza del Panda Update

Panda Update è modifica dell’algoritmo di ricerca arrivato a marzo/aprile teso a penalizzare le Content Farm nelle serp di Google, ovvero quei siti di micro-publishing che sfornano piccoli post copiati/tradotti da altre fonti.

Questa non sembra una motivazione plausibile in quanto determinerebbe anche un calo di impressions, cosa che non si verifica.

La connessione tra serp di provenienza e ads mostrati

In questo caso cambierebbe il criterio di conteggio dei click validi che dipenderebbe molto dalla correlazione tra l’ad cliccato e la serp di provenienza.

Nutro dubbi anche in questo caso perchè vorrebbe dire che la maggior parte degli utenti sino ad ora cerca tappeti e poi clicca su ads che pubblicizzazion salami. Può essere tutto ma sono scettico.

Cosa veramente sta cambiando

La mia ipotesi è la seguente: di tutti gli effettivi click che vengono eseguiti sugli ads ne vengono conteggiati solo alcuni, con criteri che non è dato di sapere.

Nel mio caso alcuni argomenti questo blog registravano da anni un CTR di alcuni punti percentuale, crollati da un giorno all’altro ad un valore decimale più o meno con lo stesso traffico e le stesse impression.

In ogni caso il verò problema è uno: la mancanza di comunicazione da parte di AdSense.

Tra i publishers più rodati che sono stati colpiti dal problema potrebbero essercene molti che in passato hanno deciso di fare della monetizzazion online grazie ad AdSense un vero lavoro. E ora?

Vorrebbe dire che avevano ragione quelli che dicevano che puntare tutto su AdSense è pericoloso perchè potrebbe finire in qualsiasi i stante senza sapere perchè.

Io ho sempre obiettato che non c’era molta differenza con un lavoro tradizionale e che se si opera in maniera chiara e trasparente non c’è nulla da temere.

Mi sono sbagliato?

 

Spaventato

Bannato da AdSense e Riammesso: Ecco Perché

Inizio dalla fine: posso vantarmi (se vanto si può chiamare) di rientrare in quella strettissima cerchia di blogger bannati da AdSense e poi riammessi.

Ecco cosa è successo, ma sopratutto perché è successo (può essere utile ad altri);

  1. Il 1 Aprile 2011, come puoi notare, Ikaro passa a WordPress dopo un attento lavoro di migrazione  operato su un dominio di terzo livello.
  2. Il 3 Aprile mi sono accorto di un drastico calo di visite che ho adebitato inizialmente al cambio del CMS, ma controllando appurai  di aver lasciato nel file robots.txt una direttiva che inibiva l’accesso degli spider a tutti i contenuti. Era stata inserita nell’ambiente di sviluppo per evitare che Google indicizzasse gli stessi articoli su altro dominio.
  3. Ho inserito i codici Adsense, ma gli annunci non apparivano
  4. Ho tolto l’istruzione incriminata da robots.txt e mi sono messo in attesa…

Inizialmente pensavo fosse tutto legato alla migrazione (sparizione di AdSense compresa) ma  quando gli spider hanno iniziato di nuovo ad analizzare i contenuti ho visto che gli annunci continuavano a non apparire.

Ho fatto quindi le seguenti verifiche:

  • Ho installato AdSense Preview Tool ed ho verificato che sul blog veniva restituito l’errore e:-2146697208. Errore che viene restituito in caso di ban.
  • Ho provato a visualizzare un articolo del blog tramite la cache di Google e ho notato che gli annunci venivano visualizzati
  • Ho aperto il blog con l’IP  e… idemcome sopra: gli annunci apparivano regolarmente.

A questo punto era chiaro che ero stato bannato da AdSense e che il ban riguardava il dominio, non l’account.

Purtroppo non avendo ricevuto alcuna comunicazione da Google ero decisamente disorientato. Mi trovavo nella situazione tanto temuta e senza sapere perché.

Bannato da AdSense. Ed ora?

In La chiave di svolta di Seth Godin mi colpì un passaggio in cui il grande marketer spiegava l’approccio sano ad ogni tipo di problema che si può frapporre tra noi e la strada che abbiamo davanti. Ne faccio un riferimento e mi dico:

“Interessante, vediamo di capire perché è successo, se lo posso risolvere e cosa farò se non si risolve”.

Ho cercato eventuali  ragioni che giustificassero il ban analizzando tutte e tre le versioni del blog (italiano, inglese e portoghese).

Ho aperto un tread presso l’assistenza AdSense in cui ho spiegato quanto successo.

Ho contattato un noto blogger, Robin Good, a cui successe la stessa cosa per vedere se aveva qualche dritta da darmi visto che ci era passato.

Dopo aver incassato con piacere la disponibilità di Robin nel diffondere la mia storia ho appurato che  nella versione portoghese del blog era presente uno slider che appariva dal basso e che avrebbe potuto oscurare gli annunci AdSense in particolari posizioni della scrollbar. E questo, per quanto involontario,  è contro la TOS.

Compilo il modulo del ricorso

A questo punto ho deciso di impormi  un proposito ben preciso: non iniziare a stracciarmi le vesti ed a cercare soluzioni a destra e a manca ma cercare di individuare la cosa più ragionevole da fare per tentare una riammissione. Cosa da fare una volta sola, se fosse andata bene, altrimenti .. amen.

Nel gruppo di supporto AdSense si sviluppò una interessante discussione grazie alla quale capisco qual’era l’unica cosa da fare: compilare il modulo di ricorso contro il ban per violazione della TOS (anche se non sapevo esattamente cosa avessi violato).

E questo è il modulo compilato Venerdì 8 Aprile verso l’ora di pranzo:

Ho trasferito il mio blog su WordPress la notte del 1 Aprile,
e da quel giorno gli annunci AdSense non vengono più visualizzati.
Alcune premesse;
  • Il sito è http://www.ikaro.net ed è online da circa 14 anni
    e conta 3500/4000 unici al giorno
  • L'account AdSense è attivo da 7 anni e non ho mai ricevuto
    alcuna email di avvertimento da AdSense
  • Il tool Adsense Preview restituisce il codice 2xxxx
    (quello del ban)
  • Al momento della migrazione a wordpress ho inavvertitamente
    lasciato nel file robots.txt la direttiva "Disallow /"
    presente nell'area di sviluppo, e che ha inibito gli spider
    per i primi 2 gg dopo il cambio causando un drastico calo di
    visite ora in lenta ripresa
  • Se visualizzo il blog con l'IP o tramite la cache di Google
    gli annunci si vedono 
  • Tutti i permalink sono rimasti immutati
 Non ho idea sui motivi del possibile ban. Ovviamente da parte
mia non c'è stato mai alcun click fraudolento, ed analizzando
il sito alla ricerca di possibili spiegazioni mi sono accorto che
nella versione portoghese (http://www.ikaro.net/br/) era presente
uno slider che avrebbe potuto occultare gli annunci se lo scroll
di pagina si trovata in determinate posizioni. Ho tolto lo slider.
 Spero un vostro riscontro.

Convinto di ricevere una risposta automatica senza utilità con mia grandissima sorpresa, nel pomeriggio dello stesso giorno, ricevo una loro risposta… “umana”;

Gentile Daniele ,

La ringraziamo per il messaggio.

La ringraziamo per aver apportato al suo sito le modifiche
suggerite al fine di adeguarsi al nostro regolamento. In questo
modo contribuirà ad accrescere ulteriormente i risultati
già ottenuti con AdSense.

Abbiamo riattivato la pubblicazione degli annunci sul sito [URL].

Dal momento che la pubblicazione degli annunci sul suo sito è
stata temporaneamente disabilitata, potrebbe verificarsi un
ritardo di 48 ore o più prima che gli annunci vengano nuovamente
visualizzati. Le siamo grati per la sua pazienza.

I motivi del ban

Contento per la riammissione decisamente  insperata ho tentato di interpretare il testo della email per cercare di capire cosa fosse stato effettivamente a causare il ban.

La frase “La ringraziamo per aver apportato al suo sito le modifiche suggerite al fine di adeguarsi al nostro regolamento.” autorizza a pensare che effettivamente il motivo sia da individuare in uno dei due problemi ove ho messo effettivamente le mani, e cioè;

  • L’inibizione degli spider per l’intero sito
  • Lo slider che può occultare gli annunci se la pagina viene fatta scorrere

Io penso che sia successo quanto segue, ma prendila solo come una mia supposizione anche se abbastanza logica;

  1. Nel momento in cui ad uno spider viene inibito l’accesso ad un sito scatta un ban a livello di dominio, perchè non viene data la possibilità a Google di leggere i contenuti da utilizzare negli algoritmi euristici per selezionare gli ads più pertinenti
  2. Questo ban dovrebbe essere automatico, vista la velocità con il quale è stato messo in atto (subito dopo l’accesso dell spider bloccato dalla direttiva “Disallow /”)
  3. La riammissione non è automatica, ma richiede un intervento umano.
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Perché la Crisi del Blogger Non Si Risolve con Espedienti per Produrre Nuovi Post

Hai fatto caso al fatto che nei siti dei problogger più noti i temi più ricorrenti sono:

  1. come vincere la sindrome da foglio bianco
  2. dove trovare spunti per nuovi post
  3. come triplicare la capacità di produrre contenuti

ecc.

Crisi del blogger

Mi pare chiaro che si tratta di un argomento molto sentito e che accomuna gran parte di coloro che sono arrivati ad un discreto successo col proprio blog.

Ma se ad un certo punto tutti noi risentiamo dello stress da scrittura è evidente che forse non si tratta di un inconveniente, ma della fase inevitabile di un percorso ben preciso.

Arrivo al punto;

e se il rimedio non consistesse nell’aggirare la crisi del blogger trovando nuovi sistemi per produrre contenuti, e al contrario la soluzione consistesse proprio nell’esatto contrario?

Ovvero smettere di cagare in ascii e trovare uno sfogo diverso usando il bagaglio di esperienza fatto sino a quel momento?

Pensaci, Problogger di Darren Rowse è pieno di post su come risolvere la crisi del blogger e la sindrome da foglio bianco ma… non li scrive lui! Sono in gran parte guest post.

No, risolvere la crisi del blogger potrebbe non voler dire trovare espedienti per continuare a sparare post. Potrebbe essere il segnale di qualcosa nella tua testa è scattato, e ti sussurra in maniera inconscia;

Ok, questo è fatto. Adesso?

E già, adesso?

Questo è il punto della questione, e  trovare nuovi espedienti per continuare a scrivere quello che scrivevi prima servirebbe solo a rimandare il momento in cui affrontare questa svolta ed a stressarti di più.

A mio avviso ognuno deve trovare la propria strada in base alle esperienze, alle aspettative ed allo stile di vita che vuol adottare.

Io sono arrivato questo punto, e chi mi segue avrà senz’altro notato un calo drastico nella frequenza di pubblicazione su questo blog. Ecco perchè.

Basta scrivere solo di tecnologia

Tecnologia

In questi anni ho acquisito un bagaglio notevole in merito al publishing online ed alle tematiche ad esso associate (web marketing, Seo, monetizzazione ecc) e mi sono deciso ad usare questa esperienza in campi (possibilmente redditizi) che con la tecnologia non hanno nulla a che fare.

Mesi fa ho aperto Dicasderoma, un portale che aiuta i turisti in lingua portoghese che vengono in vacanza a Roma a far si che la loro sia una vacanza, non un incubo (e a Roma se non hai le informazioni giuste può succedere). Arriverà in inglese, ed in italiano. E per altre città, chissà.

Dicasderoma dopo solo alcuni mesi  è diventato forse il portale informativo turistico più rilevante del Brasile sulla mia città. Abbiamo feedback  ottimi da associazioni varie, giornalisti di carta stampata e tv, agenzie e molte persone comuni che si complimentano con noi.

Quello che hanno davanti è il tentativo di far fruttare le conoscenze accumulate negli anni in merito a comunicazione, seo, marketing online, fidelizzazione in un campo diverso dalla tecnologia. E funziona.

Ma come sono stato tanto imbecille da non pensarci prima?

Basta fare il fenomeno solitario

Superman

Ho provato a fare da solo per anni, tentando molte collaborazioni senza mai essere contento perchè le cose non venivano fatte come dicevo io. Poi ho capito:

ma se mi incaponisco pretendendo che le cose vengano fatte come dico io quando mai potrò trovare qualcuno che le possa fare altrettanto bene (anche se diversamente) oppure meglio, e che mi possa aiutare?
Non posso!

Collaborazioni aperte quindi, lasciando ampio margine di libertà  e responsabilità ai collaboratori (comunque scelti attentamente secondo criteri ben precisi). Co-autori, non aiutanti.

Una ferrari, per quanto potente, non può correre sull’acqua

I margini di successo vanno inquadrati nel contesto giusto. Ci ho messo un anno a capire che 3/4 mila unici in un giorno è il traffico fisiologico di Ikaro per come è stato strutturato e per gli argomenti trattati.

Posso mettermi a sbattere il capoccione al muro quanto voglio, tanto il muro è di marmo. Al massimo mi si spacca la testa.

No, la soluzione non è spingere al massimo la Ferrari per tentare di farla andare sull’acqua ma usare una barca, come per un sentiero usare una bicicletta,  e così via.

Pertanto sto spezzettando gli argomenti per distribuirli in blog monotematici modellati sull’argomento trattato (ho già parlato di VoIP Radar).

E ikaro?

Farà da raccordo a tutto questo, sarà la testa dalla quale si diramano e si condividono le idee, il canale tramite il quale apprenderai le mie nuove esperienze. Ci sarà da scrivere per anni, senza impazzire.

E tu, adesso? Che farai?

Temi Premium WordPress: Pregi e Difetti di Thesis

Negli ultimi tempi ho utilizzato diversi temi per WordPress, sia free che a pagamento, lavorando nel sorgente per ottimizzarli a livello SEO.

Riguardo i temi premium ho acquistato ed utilizzato;

Il primo di questi, Thesis,  è forse quello che va per la maggiore anche grazie al fatto di avere un grande sponsor: Darren Rowse di Problogging.

Ecco un video che ne mostra alcune funzionalità;

Purtroppo  dopo averci lavorato parecchio su mi sono accorto che ha molte limitazioni. Difficili da digerire visto il prezzo che varia da 87$ per la versione mono-licenza a 164$ per la versione developer (installazioni illimitate).

Queste limitazioni sono dovute al fatto che le nuove versioni di WordPress 3.x introducono molte nuove funzionalità  che però possono essere indisponibili nel caso in cui il tema installato non le supporta. E’ il caso di Thesis, ancora fermo alla versione 1.8;

:( Non gestisce la generazione dinamica delle featured images

Dalla versione 2.9 wordpress crea dinamicamente le thumbnails che possono essere usate come featured images dei post.

Thesis non supporta ancora questa funzionalità e richiede la creazione apposita di una thumbnail da usare come featured image del post.

In alternativa ne genera una on-the-fly con uno scritp php che rallenta in maniera impressionante il caricamento delle pagine degli archivi.

:( Non supporta la modalità MU

A partire dala 3.x Wp supporta la modalità multi utente (MU). Questo implica il fatto che con una stessa installazione vengono gestiti più blog i cui filse giacciono in cartelle differenti.

Thesis non è stato ancora aggiornato per la multiutenza e lo scritp che genera automaticamente le thumbs non sa dove andarsele a prendere.

E’ necessario un hack sul sorgente php per rimediare.

:( Problematico impostare il numero di post visualizzati nella home

Non posso decidere quanti post visualizzare nella home. Nel forum di supporto viene indicato di impostare questo valore nella maschera di gestione Settings > Reading.

Spiacente ma non mi risulta che funzioni nella home. Su Voip Radar ho specificato 10 post di cui 3 in evidenza (sticky) ma in home page ci sono 20 post in totale.

Riguardo i lati positivi; te ne segnalo due.

:) Gestione semplificata degli Hook

Il plugin OpenHook di Thesis è una manna per gli sviluppatori: permette di andare a piazzare del codice (HTML o PHP) praticamente in qualsiasi punto del codice senza dover editare a mano il file function.php.

Inoltre permette di inibire alcune funzioni (tipo i Previous e Next per sfogliare le pagine d’archivio) tramite comode checkboxes.

:) Gestione SEO

Thesis integra alcune funzioni SEO che, in mancanza di esigenze specifiche, possono sistituire il celebre plug-in All in one SEO.

In definitiva Thesis sarebbe veramente un ottimo tema per WP, ma dovrebbero mantenersi allineati alle nuove versioni di WP e non restar fermi al palo come stanno facendo.

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Perchè L’Istinto di Sopravvivenza è Il Peggior Nemico Dei Blogger

Quando leggo Set Godhin, (blogger, autore e marketer di fama mondiale) provo quel sottile piacede di veder (de)scritti da qualcun’altro fasi della mia vita ed episodi ben precisi.

In particolare mi ha colpito come descrive  l’influenza di quella parte di cervello più ancestrale (il cervello rettile o amigdala) nella nostra vita moderna.

Dinosauro

Ho immediatamente associato questo tipo di conflitto ad alcuni aspetti del lavoro di un publisher online perchè sono convinto che sia proprio l’istinto di sopravvivenza, e quindi l’influenza del cervello rettile, il peggior nemico di ogni blogger.

Ecco qualche riflessione.

Ricerca del consenso

Nasce dal timore di non essere accettati nel gruppo, di non essere riconosciuti. Causa assiduo presenzialismo in barcamp, aperitivi, cene geek, eventi e chi più ne ha più ne metta.

Il rischio consiste nel perdere di vista i proprio obiettivi e confondere una naturale conseguenza di un buon lavoro (la popolarità) con lo scopo.

Cicli  ossessivo-compulsivi nel quotidiano

Leggi la email, controlli Friendfeed, poi verifichi se hai incassato qualche retweet su Twitter, vedi se i tuoi followers sono aumentati, controlli Facebook, eventuali nuovi links ai tuoi post, poi cerchi su Google il tuo nome.

Fai una piccola pausa… ma poi ricominci… e rileggi la email, ricontrolli se qualcuno ha interagito con i tuo messaggi in friendfeed, guardi i profili dei nuovi followers di Twitter… e così via.

E’ causato dal desiderio avere influenza sul mondo esterno e non rimanere isolati, quindi a rischio di sopravvivenza. Comporta una tragica conseguenza; un crollo della produttività.

Progetti abortiti in partenza

L’attenzione viene considerata dalla parte più antica del nostro cervello come un pericolo. Immagina una tigre con i denti a sciabola che ti fissa mentre sei fuori dalla caverna… non è proprio tranquillizzante.

Milioni di anni dopo la cosa non è cambiata; molti progetti (anche buoni) vengono abortiti già nella testa dei publishers perchè l’amigdala, nel tentativo di rifuggere l’attenzione, ci induce a pensare che non siano validi e non abbiano chance di riuscita.

Esempio: intorno al ’98 pensai… che bello se potessi memorizzare i miei bookmark online per averli a disposizione su altri computer.

Mi convinsi da solo dopo aver perso molto tempo ad imbastire un piccolo progetto che fosse una minchiata pazzesca. Poi venne Delicious.

Paura del fallimenti

Immaginati davanti ad uno di quei bestioni preistorici con la lancia in mano, e di sbagliare l’unica chance di salvezza che hai. Una parte di noi considera il fallimento come la fine definitiva.

Nel nostro lavoro questa fobia ancestrale (quella di fallire) ci impedisce invece di considerare i fallimenti come tappe indispensabili per il successo. Chi dice di non aver mai fallito mente.

I fallimenti sono tentativi per capire come arrivare a destinazione. Per molti un fallimento induce a credere che non si sarà mai in grado di realizzare qualcosa di valido.

Che ne pensi? Hai episodi da raccontare?

Photo credit
Dinosauro: Joe Lena

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CMS: 5 Motivi Per i Quali vBulletin Publishing Suite Non Vale I Soldi Che Costa

I vantaggi della suite li ho già elencati in CMS: Il Nuovo vBulletin Publishing Suite Contro WordPress, la Community Contro il Blog, ora dopo aver lavorato un pò di tempo in parallelo con un CMS composto da WordPress 3.0 ed un forum ti elenco perchè, a mio avviso, vBulletin Suite  non vale i 285 dollari che costa.

vBulletin

 

1. Impossibile impostare il nofollow selettivo nei link dei post

Quando imposti un link su un post l’unica cosa che controlli è l’URL. Nient’altro.

La gestione nofollow è possibile solo attraverso plugin che li gestiscono site wide al momento della visualizzazione dei post (vbSEO ad esempio). E’ possibile impostare o meno il nofollow su specifici domini e non altri, ma se io volessi aggiungere il nofollow solo su determinati link  di un dominio tralasciando gli altri?

Vista l’importanza del link juice in ottica seo e della monetizzazione tramite programmi di affiliazione (notoriamente malvisti da Google) queste limitazioni, che potrebbero essere sistemate semplicemente aggiungendo una checkbox nella maschera di inserimento dei link, sono incomprensibili.

2. Gestione delle immagini nei post

Ancor più incomprensibile: non è possibile gestire direttamente il tag <IMG> nei post. Le immagini vengono trattate come inline attachment ed il tag IMG viene generato on-the-fly in fase di visualizzazione. Non è possibile controllare l’ ALT text ed altri tag sull’immagine specifica.

Altro assurdo difetto: impossibile scegliere la thumbnail del post che viene visualizzata nell’abstract della home page o nelle categorie. Il sistema decide che la thumbnail del post è la prima immagine che inserisci. Il problema nasce quando decidi di cancellare quella immagine, o di sostituirla. A quel punto il post perde la sua thumbnail e non c’è modo di selezionarne un’altra. Assurdo.

3. Impossibile impostare sottotoli nel post

I tag degli headings (H1, H2 ecc) sono importanti in ottica SEO. Il sistema usa automaticamente  l’heading di primo livello (H1) per il titolo, ma non è possibile impostare manualmente nel post gli altri headings (H2, H3, H4) per i sottotitoli.
Io prediligo l’uso dei sottotitoli per paragrafi del post: con vBulletin Publishing Suite mi sento castrato (ed i post sono meno leggibili).

4. Impossibile applicare classi CSS al testo

Se volessi creare delle classi personalizzate o applicarne di già esistenti agli elementi del post non potrei farlo. Le interfacce dell’editor WYSIWUG non supportano la selezione delle classi CSS per gli elementi di pagina.

5. Formattazione del testo con tags deprecati

L’unica opzione a disposizione per formattare il testo dei post è il tag <FONT>, ormai deprecato da HTML 4.0 e destinato a sparire. Non solo, se specifico cambio grandezza e font del carattere viene generato un codice ridondante, in questo modo:

<font size=”5″><font face=”Arial”>Test</font></font>

Ma scherziamo?

Conclusioni

Ti ho elencato 5 difetti apparentemente banali, ma che vanno a minare la qualità di un progetto web in merito a standard importanti in ottica SEO, di accessibilità e di marketing online.  E ce ne sarebbero molti altri.

E tutto questo perchè è stato deciso di usare lo stesso motore del forum anche per il CMS. Il risvolto è semplice: non è possibile intervenire sull’HTML.

Alcune di queste limitazioni infatti sono semplicemente normali precauzioni che si prendono nei forum per evitare rischi di varia natura (come l’adozione di bbCODE al posto di HTML in fase di editing), ma vendere un prodotto come questo a quasi trecento dollari (285 per l’esattezza) senza aver speso un minimo di impegno ad adattare per lo meno la gestione redazionale dei post al fine di allineare poi i contenuti a standard minimi di accessibilità e qualità mi sembra decisamente un azzardo.

Scriverò allo staff di vBulletin perchè sono curioso di conoscere la loro opinione (sempre che mi rispondano).