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Falsi followers di Grillo su Twitter: quello che tutti fanno finta di non sapere

Sto dando una sbirciata divertita dal Brasile alla zizzania scatenata da Marco Camisani Calzolari via La Repubblica contro Beppe Grillo, accusato di avere finti followers su Twitter (La Repubblica non la linko per adeguarmi alle loro stesse policy sui link).

In tutta questa storia mi meraviglio che nessuno si sia mai occupato di far notare un paio di particolari, secondo me abbastanza ovvi, che ridimensionano tutto il tormentone estivo digitale.

Lungi da me la voglia di cavalcare la coda lunga aggiungendo l’ennesimo post alla querelle, quindi piazzo volutamente in questo articolo un bel noindex nei meta e tolgo adsense.

Primo punto: il professor MCC

E’ un professionista noto da tempo tra gli addetti, l’ho seguito per diversi anni su Friendfeed e ne ho seguito gli speech in alcuni barcamp. Mi è sembrata una persona capace, coinvolgente e molto esperta nel suo campo. Il che non vuol dire che sia super-partes e che non usi le stesse tecniche di cui è esperto per aumentare la propria di reputazione online, tramite  buzz sociale.

Basta guardare indietro di un paio di mesi per risalire ad un altro scandalo di dubbia originalità sempre innescato da MCC, quello delle recensioni false nei social di viaggio fatte dalle agenzie di PR (e sai che novità) culminata con minacce di morte fatte allo stesso MCC.

Marco Camisani Calzolari afferma che non è consulente di Berlusconi nonostante ne abbia curato dei progetti in passato, e viene presentato dai giornali come autore di un sistema per la misurazione dei media sociali.

Noi non abbiamo alcun obbligo di credere a priori al fatto che è super-partes; è lui che che deve essere sufficientemente trasparente ai nostri occhi e la sua mancanza di riposte a tutti quelli che gli chiedono dati più precisi in merito al metodo con cui snocciola i suoi dati non lo aiuta in tal senso.

 

Secondo punto: quello che tutti fanno finta di non sapere

Ciò che mi lascia più perplesso sono un paio di considerazioni ovvie che sgonfierebbero ogni scandalo e motivo di zizzania. Più precisamente;

1. I falsi follower su twitter in generale

Sono una componente normale di questo modello social, dovuto al fatto che una delle strategie più comuni per aumentarsi i followers è seguire chiunque sperando che per una sorta di sentimento di gratitudine si venga seguiti a nostra volta.

Chi gestisce i falsi profili per motivi di spam,scam ecc sfrutta questo meccanismo e segue chiunque sperando nel follow reciproco. Le personalità più note ovviamente possono essere più soggette a queste operazioni.

Risultato: tutti hanno falsi followers, le persone più conosciute ne hanno presumibilmente di più.

2. I falsi follower su twitter di Grillo

Se il movimento Cinque Stelle ha registrato un exploit di elettori nelle ultime amministrative conquistando anche tre città, il tutto con un movimento di supporto online farlocco, che farebbe se fossero tutti veri?  Arriverebbero al quirinale?

Concludendo

Al prof. Camisani Calzolari va riconosciuto l’indubbio merito di conoscere molto bene le dinamiche di comunicazione online e di saperle utilizzare ancora meglio. Più che lui, oggetto di molte contestazioni e polemiche, il problema è il contesto social italiano che costituisce terreno estremamente fertile per questo tipo di operazioni.

Ovviamente per qualsiasi chiarimento o correzione di quanto riportato sono qui…

Ti lascio alcuni post per approfondire, per il resto me ne torno alla mia caipirinha. Salute :)

Commenti

  1. Concordo pienamente con la tua visione. Premesso che esistono degli utenti di twitter che hanno lo specifico scopo di seguire e retwittare chiunque, senza essere necessariamente interessati a vendere profili, su tutti i social network quando un personaggio VIP (ammesso che sia appropriata come qualifica) si iscriva viene automaticamente seguito da coloro che, sperando di ricevere un retwitt dai VIP (e divenire così twitstar, mamma che brutto termine) retwittano e commentano qualunque cosa, tra coloro che ricevono i retwitt ci sono anche amici, esperimenti ed altro di coloro che vogliono conoscere Twitter come meccanismo per poi sfruttarlo.
    Secondo me, probabilmente, MCC ha semplicemente cavalcato l’onda, sparando sull’ovvio, ma ignorando che, in un periodo così caldo come quello che attraversa ora l’Italia, così facendo avrebbe buttato benzina sul fuoco.
    Questo vale da monito per chi si erge a super consulente del web, prima di affermare qualcosa, forse è meglio prima documentarsi.

    1. Io penso che non sia vittima del clamore suscitato dalle sue affermazioni ma, al contrario, che questo clamore era proprio l’obiettivo che si era prefisso.

      Muovere le acque, suscitare discussione intorno alla sua figura professionale, portare a conoscenza di molti che la sua società si occupa di “misurare i media sociali” (che ancora non ho capito cosa voglia dire, ma il prof non sono io)… se erano questo gli obiettivi ne è uscito da grande vincitore, ma in pochi lo hanno capito.

      Un saluto :)

      Daniele