Commenti Cancellati Su Ikaro: Lettera Aperta Ad Utenti E Bloggers

Tra l'espressione della libertà di parola e l'offrire un pretesto per chiudere la nostra bocca c'è un limite molto sottile.

Negli ultimi tempi l'area commenti nella categoria ADSL su Ikaro è stata letteralmente presa d'assalto da utenti che lamentano disservizi dai propri ISP.

L'onda di allarme e preoccupazione sembra riguardare in particolare la restituzione del famigerato hug di fastweb al momento della cessazione del contratto, e l'interruzione (o la mancata attivazione) della fornitura da parte di BBip.

Rispondo con una lettera aperta ad Alberto Rubinelli, Daniela e ad altri utenti che si chiedono perchè alcuni commenti vengono cancellati partendo da un concetto molto semplice: alcuni messaggi devono essere cancellati proprio perchè voglio tenere l'area forum aperta a tutti, senza iscrizioni o moderazione. Detto questo, ecco le delucidazioni sulla cancellazione di alcuni commenti.

Pensiero
Photo Credit: lv

Ad inizio del 2006 è stata recepita la direttiva 2004/48 CE in base alla quale per chiudere un sito è sufficiente solo un sospetto di violazioni del copyright o di diffamazione/calunnia nei confronti di persone/cose/società.

La cosa scandalosa è che se  il sito viene chiuso a torto si nega al danneggiato la libertà di rivalersi per danni contro chi ha commesso l'abuso. I risultati di questa direttiva recepita in questo modo volutamente distorto li stiamo vedendo ora, vedi la sentenza di Aosta in cui si equipara il blog a una testata editoriale (contravvenendo alla costituzione e a quanto asserito dalla legge vigente in materia), ai casi Coolstreaming.it e calciolibero.com, e al recente caso Sportstreaming.

Il meccanismo innescato è il seguente:

  1. Una impresa va da un giudice per il sospetto non comprovato di una violazione su un sito o su un forum
  2. L'intermediario (chi fornisce hosting, connettività ecc) viene minacciato/diffidato in quanto intermediario
  3. Questo intermediario, per evitare problemi a priori, spazza via il sito dell'utente sullaa base di un indizio non necessariamente comprovato
Questo vuol dire che in rete sono costantemente presenti una miriade di avvocati con il rivolo di sangue che scende dall'angolo della bocca, pagati dalle grosse società, a caccia di qualcuno da bastonare per dare l'esempio agli altri (ammazzarne uno per educarne cento: quale marketing migliore...).

Ora il punto è questo: un forum aperto  (e inizio a chiedermi se valga la pena continuare a tenerlo aperto o vincolarlo ad una iscrizione opt-in come ha fatto Ziobudda) ha senso solo se gli utenti sono consapevoli del fatto che riportando cose apparentemente superficiali quali:

  • denigrazione di alcuni servizi a favore di altri
  • appellativi quali truffa, ladri, ecc
  • email o telefoni privati

serve solo per dare un appiglio alle grandi imprese per chiudere la nostra bocca utilizzando gli strumenti che sono stati loro forniti con la direttiva sopra elencata. Il problema consiste nel fatto che la giustizia è una questione di forma, non di sostanza  ed essere dalla parte della ragione non mette al riparo da rischi di natura legale se non si bada alla forma.

L'esposizione dei  soli fatti e dei disservizi che gli utenti soffrono sono il modo migliore per reagire, perchè l'unica cosa che spaventa le imprese è perdere il controllo della comunicazione. E l'hanno persa. C'è solo un modo per chiudere la bocca degli utenti: attendere che questi siano abbastanza ingenui da dar loro un appiglio.

Per questo motivo, premesso che;

  1. sei tu il responsabile legale di ciò che scrivi
  2. tutti i tuoi commenti vengono associati al tuo IP, o all'IP del proxy che utilizzi per l'anonimato, assieme a data e ora della pubblicazione
  3. se libero di scrivere ciò che vuoi

sino a che il forum rimarrà aperto, continuerò ad eliminare commenti con insulti, offese, interventi riportanti informazioni personali e qualsiasi altra cosa che possa essere usata come pretesto per chiudervi la bocca,sperando che gli utenti capiscano qual'è il vero potere che abbiamo in mano e che fa paura: condividere, e non prestare ingenuamente il fianco ad azioni pretestualmente repressive.

Spero di esser riuscito ad esprimere il mio pensiero. Puoi rispondermi con i commenti oppure in pvt utilizzando i contatto nella colonna a sinistra.


Tags:                  

Daniele Di Gregorio


11.10.2007 Libertà digitale e privacy


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