9181.jpg

Post Panda Update: Perché Monetizzare la Conversazione con gli Utenti e non il Traffico

Pietro mi chiede un consiglio su possibili alternative ad AdSense per il suo blog di trading;


Ciao, mi sono imbattuto sul tuo blog che trovo molto interessante. Sono proprietario del blog di trading. Dopo essere stato bannato da adense non sono più riuscito a trovare un buon modo per monetizzare il traffico sul mio sito, soprattutto perché vorrei un sorta di pubblicità contestuale e di qualità, volendo provare a tenere alta la qualità del mio blog.

La mia domanda è sempre la solita, e quindi non dovrebbe rubarti molto tempo:

quale pensi che sia al momento il miglior modo di monetizzare il traffico sul mio sito?

e soprattutto, con quale directory di affiliazione? Qualsiasi consiglio mi è immensamente utile.

Ti ringrazio anticipatamente.


Problema sentitissimo, e non solo da chi è stato bannato da AdSense.

Potrei consigliarti di leggere Guadagnare Online: 12 Programmi di Affiliazione Imperdibili Per Monetizzare Il Tuo Blog ma i tempi sono cambiati e temo che non posa esserti di molto aiuto. Non si tratta più di trovare buone alternative ad AdSense infatti, ma di  trovare alternative al modello di business pay-per-click.

Perchè AdSense non è più affidabile

Per anni è bastato pubblicare buoni post, piazzare gli annunci in maniera predominante ed aspettare. L’alto valore del CTR degli annunci AdSense, rispetto ai competitor, faceva il resto.

Purtroppo (o per fortuna) Google ha cancellato per sempre la possibilità di monetizzare in maniera soddisfacente con questo modello bastonando nelle SERP  i blog che monetizzavano di più con AdSense, e restringendo i meccanismi che determinano la validità dei click sugli annunci.

Il problema non è tanto quello che è successo negli ultimi tempi quanto il fatto che nulla vieta che una cosa del genere possa riaccadere in futuro. Si tratta quindi di poter controllare direttamente il veicolo di monetizzazione.

E se il veicolo di monetizzazione è il traffico lo controllano i motori, non noi. Quindi?

Anche io mi sono trovato in difficoltà negli ultimi tempi per queste ragioni, quindi invece di darti consigli preferirei dirti cosa sto facendo io per uscire da questa situazione;

  1. Ho smesso di considerare il traffico proveniente dai motori come unica fonte di visitatori
  2. Non considero più gli articoli come strumento di monetizzazione
  3. Ho iniziato a creare un contatto diretto tra me ed i miei visitatori

Certo, vedi ancora gli annunci adsense in queste pagine ma non me ne faccio più una malattia: se monetizzo bene, altrimenti pazienza.

Come uscirne

Per entrare nel dettaglio; ho focalizzato le energie su due progetti che già avevo in piedi (un sito turistico ed uno di Article Marketing) e che si basano sulla registrazione degli utenti in modalità double opt-in.

Ho impostato un sistema di comunicazione automatica che invia periodicamente agli utenti le ultime novità dei due servizi, assieme ad utili consigli, sfruttanto un servizio di mailing avanzato (Mailchimp) che gestisce;

  • le email non più valide o irraggiungibili
  • chi apre le email
  • chi clicca sui link e cosa clicca

In questo modo più crescono gli iscritti, più cresce il traffico indipendentemente dai motori.

L’obbiettivo è semplice; creare un meccanismo di monetizzazione basato sulla conversazione (oltre che sul traffico) che nel mio caso si può basare su;

  • retribuzioni pay-per-sale su servizi turistici (alberghi, transfer, biglietti ecc) tramite links sulla newsletter o nelle email scambiare direttamente, oltre che sul sito
  • vendita di guide in formato eBook (infoprodotti) scritte da noi basate sulle esigenze che abbiamo percepito dai nostri utenti
  • vendita diretta di spazi pubblicitari sul sito da parte di utenti che conoscono bene il nostro servizio

Questo è il grafico delle conversioni sul sito turistico, ovvero la percentuale di visitatori che hanno cliccato (dal sito o dalla email) prenotando poi un hotel con carta di credito sul circuito a cui ci siamo affiliati direttamente (Booking.com);

Certo, non prenotano solo cliccando nella email ma la conversazione diretta è fondamentale per riuscire ad avere qualcosa senza la quale non sarebbe possibile avere queste conversioni: la credibilità.

Il tuo settore è, assieme a quello turistico, il più remunerativo dell’adveritising online e penso che tu possa anche valutare di muoverti in tal senso fidelizzando il tuoi lettori con una DEM e scrivendo post che danni utili consigli nel tuo campo affiancandoli alla vendita di eBook che approfondicono l’argomento, ed affiliandoti a servizi di trading che offrono degli altissimo livelli di remunerazione (anche 100 euro per conversione).

Per approfondire

In fondo pensaci; anche se facessi solo una vendita ogni 1000 visitatori guadagneresti più o meno 100,00 euro. Di quanti click avresti bisogno per farne tanti con gli annunci contestuali?

Ti lascio qualche riferimento in più per approfindire le tecniche di marketing e di fidelizzazione;

  • Al Verde: di Paolo Moro, uno dei massimi esperti in fatto di affiliazioni pay-per-sale
  • Webmarketingforum: di Alessandro Sportelli, tutto sugli infoprodotti e sulle landing pages
  • Web Marketing su GT Forum

Buon lavoro :)

 

 

pickcenter-vista

Uffici a Noleggio, ne Vale la Pena? Li ho Provati, Ecco Come Sono Veramente

Uno dei consigli che posso dare a chi vuol mettersi in proprio lavorando in Internet è il seguente: attenzione a non indebitarsi, o per lo meno a non considerare l’indebitamento come una risorsa per avviarsi inizialmente.

Chi mi segue sa che mi sono messo in proprio molto tempo fa, nel 1995 per l’esattezza, ed ho operato sotto diverse forme giuridiche. Per lunghi anni ho anche gestito l’affitto di un ufficio vicino San Pietro, con tutte le scartoffie e gli oneri che ne derivavano.

Alla luce di quelle esperienze posso tranquillamente sussurrarti che avere un ufficio non è indispensabile per chi lavora in Internet.  O, meglio, sottoscrivere un contratto di locazione, con spese condominiali, energia, ADSL senza essersi avviati bene può essere un errore.

Eppure avere un posto dove lavorare che non sia la cucina di casa è importante a lungo andare.

Due eccellenti soluzioni sono;

  • Condividere l’affitto ed i costi di un ufficio tra più realtà, ideale per chi ha già dei partner di lavoro
  • Noleggiare degli uffici pronti all’uso presso dei business center, ideale per sviluppatori, piccole start-up o chi vuol realizzare un proprio progetto ex-novo

Al momento opero presso la sede dell’azienda della quale gestisco i sistemi informativi, ma ho voluto provare gli uffici a noleggio presso una azienda di Roma chiamata Pick Center, che offre uffici arredati con differenti tipologie di utilizzo in due belle zone della città: EUR e Prati.

Nella foto la sede dell’EUR proprio dietro l’obelisco.

Costi e tipologie degli uffici a noleggio

Ho chiesto due offerte per le due formule che mi intrigavano maggiormente;

  • Coworking: scrivania attrezzata con connessione internet in ambiente condiviso openspace
  • Hotdesking: piccolo ufficio riservato con telefono, internet e scrivania. Comodo anche per per due postazioni

ecco i costi preventivati;

 

 

Li ho sottoscritti entrambi e li ho provati. Ecco le mie impressioni comparando la percezione del servizio che avevo con il servizio reale offerto.

Quando e come è possibile utilizzare l’ufficio

Per “utilizzo” si intende una sessione di 4 ore, che il Business Center per motivi organizzativi colloca nella mattina o nel pomeriggio di un giorno lavorativo. Se volessi quindi voler andare a lavorare in ufficio dalle 10.30 sino alle 14.30 probilmente si creerebbe qualche problema.

Altro piccolo vincolo:  vanno preventivamente concordate con lo staff della reception. Per cui cade quella possibilità (che mi intrigava abbastanza) di decidere mezz’ora prima se andarsi a fare una sessione di “compulsive programming” cogliendo l’attimo.

Le sessioni prenotate comunque possono essere disdette sino al giorno prima, e se si dovesse decidere di andare in ufficio senza aver prenotato preventivamente una sessione si viene accontentati qualora ci sia spazio disponibile.

Vanno utilizzate inoltre entro tre mesi.

Qualità degli uffici e degli spazi

Devo ammettere che non ho trovato differenze rilevanti tra gli ambienti visti sul sito istituzionale di Pickcenter  e la realtà.

L’unica differenza, per quanto riguarda gli uffici di Hotdesking,  è che le foto forse non rendono ben l’idea di chiuso di alcuni uffici senza finestra e con vetrata opaca. Altri con vetrata trasparente o finestra sono molto piacevoli. Tutti in ogni caso sono pulitissimi e ben attrezzati.

 

In alto una foto dello spazio di hotdesking con la finestra (proprio il nostro) con la vista scattata dalla nostra finestra da Daniela.

Riguardo le postazioni di Coworking in openspace, nella sede EUR sono piazzate ai lati della scalinata monumentale del palazzo dell’Arte. La collocazione è suggestiva ma non aiuta a concentrarsi molto a causa dell’ambiente molto vasto e del coffè point piazzato in cima alla scalinata, ove le persone scambiano due chiacchiere prendendo un caffè.

In alto sulla sinistra una foto scattata da noi dalla postazione openpace all’EUR con la vista della scalinata, postazione semi-protetta da una protezione scorrevole, ed a destra la foto dell’ambiente openspace lall’EUR presa dal sito istituzionale.

 

Servizi accessori

Si può contare sulla reception ed è possibile fissare appuntamenti con clienti/collaboratori quando si utilizza l’ufficio anche con le formule meno vincolanti.

Un possibile problema lo identifico nella connessione internet wifi compresa nel costo del servizio, non eccessivamente performante. Il che potrebbe costituire un problema nel caso in cui si avesse bisogno di una banda discreta per il proprio lavoro.

Concludendo

Vista la differenza di costo irrisoria tra i servizi di Hotdesking e Coworking provati (30 euro appena per 20 sessioni di lavoro da 4 ore) mi sento di poter dire che se si cerca un proprio “rifugio” ove dar sfogo ai propri deliri creativi propenderei senz’altro per l’hotdesking.

L’ambiente openspace potrebbe essere utile in caso di utilizzo estemporaneo senza prenotazione (in genere sono liberi) oppure se si soffre particolarmente gli spazi ristretti. Tengo a precisare che mi riferisco in particolare alla sede EUR di Pickcenter.

Posso dire che la ritengo una validissima soluzione per lavoratori autonomi, programmatori e start-up anche per il costro relativamente esiguo che permette comunque di poter provare il servizio senza spendere cifre esorbitanti prendendo anche solo 10 sessioni.

Dopo aver provato il servizio infatti li ho contattati per proporgli una collaborazione (è per questo che nei link trovi il ref) in quanto ritengo che per programmatori, blogger e start-up, che costituiscono una larga parte dei lettori di Ikaro, sia una soluzione eccellente per ricevere clienti ed avere uno spazio dove lavorare senza svenarsi con contratti di locazione e di servizi vari.

Le tipologie di servizi offerte comunque sono tante, ti indico i link per approfondire e saperne di più;

carrierIQ

Tutti i Cellulari Venduti con un Software Spia? Questo Test sembra Dimostrarlo

Sembra fantascienza o l’ennesimo delirio di un complottista ma quello che ha scoperto Trevor Eckhart è inquietante: sembra che nei nostri telefonini di nuova generazione esista un software nascosto chiamato Carrier IQ che memorizza la digitazione dei tasti e la nostra posizione.

Trevor ha pubblicato un video in cui, dopo aver ripristinato le impostazioni di fabbrica di un HTC EVO, lo collega ad un packet sniffer per vedere quello che viene intercettato.

Ebbene, in modalità “aereo” il telefono memorizza ogni tasto premuto.

Collegandosi in wifi inoltre ed aprendo Google, viene inviata la posizione geografica anche se questa funzionalità viene disabilita nelle preferenze. Tutti i messaggi in entrata ed in uscita vengono memorizzati.

Altra cosa allarmante; le stringhe di ricerca digitate su Google in modalità criptata https vengono intercettate in chiaro in barba ad ogni principio logico.

La cosa singolare è che questo software sembra completamente ignorare le impostazioni che settiamo sul telefono per la nostra privacy.

Trevor è stato citato in giudizio dalla Carrier IQ per aver chiamato il software rootkit, ovvero  programma spia. L’azienda inoltre ha lanciato un comunicato per rispondere all’allarme dei media, da cui riporto;

Carrier IQ desidera chiarire alcuni punti su come il nostro prodotto viene utilizzato e sulle informazioni che vengono raccolte da smartphone e dispositivi mobili.

Carrier IQ fornisce Mobile Intelligence sulle prestazioni dei dispositivi mobili e delle reti per assistere gli operatori e produttori nella fornitura di prodotti e servizi di alta qualità ai loro clienti.

Facciamo questo monitorando e valutando  il funzionamento dei dispositivi mobili – telefonini, smartphone e tablet.

Queste informazioni vengono utilizzate dai nostri clienti come uno strumento fondamentale per migliorare la qualità della rete, capire i problemi del dispositivo e infine migliorare l’esperienza dell’utente.

Il nostro software viene installato dai produttori dei dispositivi, insieme ad altri strumenti e software diagnostici prima di immetterli nel mercato.

Ci occupiamo di monitorare le prestazioni di un dispositivo, valutarle e memorizzarle, ma non registriamo alcuna sequenza di tasti ne tracciamo altre attività….

 

La giustificazione dell’azienda sembra plausibile, ma non è chiaro (almeno per me) per quale motivo il software invii la posizione geografica se io disabilito questa funzione e, sopratutto, per quale motivo vengano intercettate le cose che digito in modalità criptata.

In che modo un produttore di telefonini potrebbe migliorare i dispositivi conoscendo la mia posizione GPS quando non voglio, oppure conoscendo quello che invio ad un sito utilizzando la criptazione dei dati?

Ti segnalo il post che ho usato come fonte; BUSTED! Secret app on millions of phones logs key taps.

Che ne pensi?