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Prodotti E Tecnologie Che Hanno Scottato Gli Early Adopters

Gli early adopters sono quegli appassionati di elettronica e tecnologia un pò geek e un pò nerd che non possono evitare di acquistare in anteprima gli ultimissimi ritrovati della tecnologia. Per intenderci sono quelli che dormono davanti ai negozi il giorno prima che esca l’iPhone, o la PS3 e altre diavolerie.

Robot
Photo Credit: Timur Anikin

Il sottoscritto al contrario è un late adopter, alcune volte too late adopter nel senso che aspetto talmente tanto ad acquistare qualcosa che quando mi decido è già fuori produzione.

Ho trovato molto divertente Top 10 technologies that burnt early adopters, un post pubblicato su PC Authority che elenca le 10 tecnologie che si sono rivelate dei flop, o hanno avuto vita breve.

Eccone alcuni.

"Dvd HD" Toshiba ad alta definizione

DVD hd Toshiba

Tecnologia Toshiba del 2006  chiamata DVD HD soppiantata quasi immediatamente dal Blu-ray, che a sua volta ha vita breve. Presto infatti è lecito prevedere l’eliminazione totale dei supporti fisici in quanto già esistono in commercio media player in grado di interfacciare internet alla TV, eliminando il problema del supporto che deve contenere una gran mole di dati per l’alta definizione.

Motorola ROKR E1

ROKR

Nel 2005 venne lanciato come il primo cellulare con iTunes incorporato. Solo che nello stesso anno Apple lanciò l’ iPpod nano, annullando il mercato di questo telefono.

Windows ME

Win ME

E’ forse più odiato di Windows Vista. Ma la cosa è meno nota perchè è durato veramente poco. Blocchi del sistema continui, riavvi improvvisi ed una instabilità tale da rendere impossibile il lavoro.

Iomega ZIP Disk

Iomega zip

I primi flopponi da 250Mb sembravano arrivare dal futuro, ma erano difficli da usare e molto costosi. L’Iomega ZIP è stato praticamente cancellato dai CD e DVD rescrivibili prima e le economiche  chiavette USB poi.

Gizmondo

Gizmondo

Questo non lo conoscevo neanche io. Gizmondo è console tascabile del 2005 con GPS integrato, grafica nVidia, bluetooth lanciata nel 2005 e con… con… ben 8 videogames tra cui scegliere. Va bè ragazzi…ma allora ve la siete cercata.

Apple III

Apple III

Anche Apple ha avuto i suoi bei fallimenti. Uno su tutti questo Apple III del 1984, un computer estremamente costoso (8.000$ di allora… immagina)  con una serie incredibile di bugs hardware: mancava la ventola di raffreddamento, la motherboard si curvava, i componenti si surriscaldavano.

Te ne vengono in mente altri?

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Iva e AdSense: Le Fatture Diventano Intra EU Ed Esenti Iva

La conversione dei guadagni AdSense da dollari americani in Euro presto diventerà obbligatoria per tutti i publishers Europei e comporterà anche modifiche sostanziali ai termini di contratto tra AdSense ed il publisher, in particolare riguardo l’Iva.

Soldi
Photo Credit: Willi Heidelbach

Nei nuovi termini infatti si legge che le fatture dovranno essere intestate alla sede Irlandese di AdSense;

Google Ireland Limited
Gordon House, Barrow Street, 4
Dublino,
Partita IVA IE6388047V

e viene chiaramente indicato che non verrà più effettuato alcun rimborso Iva per società o persone aventi indirizzo fuori dall’Irlanda.

Questo dovrebbe chiarire una volta per tutti i dubbi sul regime d’iva di AdSense, anche se alcuni professionisti nutrono dubbi di cui riporto un sunto dal forum GT su AdSense;

"2) La Risoluzione del 15.12.1990 prot. 470170, in proposito di territorialità di servizi pubblicitari radio-televisivi, ha individuato il seguente principio:“ai sensi dell’art. 7 lett. g) DPR 633/72 qualora le prestazioni di servizi siano rese ad un committente extracomunitario, deve applicarsi il criterio dell’utilizzazione, dovendosi assoggettare ad imposta solo quelle utilizzate nello Stato italiano. Qualora non sia possibile enucleare da una complessa prestazione la quota parte utilizzata in Italia, l’intera operazione dovrà essere assoggettata ad iva.""

Orbene la sentenza di due giorni fa (19/02/2009) della Corte di Giustizia UE (i cui principi sono immediatamente applicabili in Italia) ha stabilito che luogo di utilizzo della prestazione pubblicitaria (ai fini IVA) non è l’ambito di diffusione del messaggio pubblicitario, ma il luogo di partenza del messaggio stesso.

Se per radio, Tv, giornali e media tradizionali in genere è semplice individuare il luogo di partenza… ben più difficile è tecnicamente farlo per internet… ed ancor più per un servizio mediato tecnologicamente come Adsense… dove la parte del leone la fa uno script ospitato e fuori da pieno controllo su siti con hosting non si sa esattamente neppure dove.

Il principio fiscale dunque vuole una previa risposta sotto il profilo tecnologico… che in tutta franchezza io non so dare. E dunque lascio a futuri approfondimenti.

Bene, tecnicamente ne capisco un pochino ed il luogo di partenza  degli annunci AdSense non sono le pagine che li ospitano. I codici che vengono usati per visualizzare gli annunci sono equiparabili ad un foro che il publisher fa con le forbici sulle sue pagine per mostrare parte del contenuto che sta su un foglio al di sotto e sul quale non ha il benchè minimo controllo. 

Quella porzione di spazio è su un altro server, non sulle pagine su cui appaiono. Quindi sembra definitiva l’esenzione iva dei guadagni AdSense in base all’ art.7 del DPR 633/72.

Purtroppo non ho risposto a quel 3d perchè è stato chiuso.

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INQ1 Di Tre: Telefonino Sempre Connesso A Facebook, Skype, MSN E Altri Social

Lo chiamano social phone e sembra essere veramente interessante: si tratta di INQ1 ed è offerto dalla Tre.

Riporto dal manuale d’uso, scaricabile solo online:

INQ1 è stato progettato per essere in contatto e online ovunque ci si trovi. I servizi Web come Facebook, Skype e Windows Live Messenger sono sempre attivi, sempre connessi, sempre disponibili. Per questo è il primo Social Mobile.

Inq1

Suona bene vero? E’ bene specificare che non si tratta di uno smartphone, ma di un normale  telefonino java-enabled che viene fornito con i social network preinstallati ma la cosa più interessante è il piano dati (internet mobile)  fornito con questo telefonino.

Puoi infatti acquistare INQ1 in due modalità;

  1. 99 euro con piano ricaricabile
  2. 0 euro con ricarica minima di 10 euro per due anni

L’offerta afferma che tutto il traffico internet nel 2009 è incluso, ma leggendo bene si scopre che non è esattamente cosi. Il traffico incluso infatti è di 3 Gb al mese, che dal prossimo anno costeranno 5 euro al mese. Comunque tantissimi, anche considerando che è possibile usarlo come modem per il proprio notebook ad una velocità massima di 3,6 Mbps al secondo (HSDPA).

Inq displayInq facebookInq skypeInq facebook contacts

Altra precisazione: con  INQ è possibile fare chiamate Skype verso altri utenti INQ o verso PC, non supporta però Skypeout quindi non puoi telefonate verso fissi o cellulari via internet.

Ho penato un pò per recuperare questa info (perchè chiaramente mi interessava molto) e non ho ancora capito se sia possibile installare altri widget e terze parti. Manca infatti un social molto importante: Twitter. E’ possibile installare Twibble per esempio?

Di certo è possibile utilizzare il piano dati per navigare con uno dei browser a disposizione (wap, Xml e html), per leggere la email, per i feeds e altro. Altra cosa da sottilineare è che l’offerta vale solo sotto copertura Tre.

Inq

Riguardo il telefono Michele Ficara ci ha già messo le mani ed ha dato un riscontro estremamente positivo. Riporto dal suo post:

L’oggetto è assolutamente ben costruito, (alla faccia del telefonino delle patatine) la scocca è di un rassicurante alluminio e la videocamera da 3,2 megapixel è una gran sciccheria

comunque leggero e con una meccanica slide che dà sicurezza nello scatto d’apertura
….
La connessione dati e’ già preconfigurata e parte subito in 3,6 mega, usato anche come modem và alla grande

La possibilità di inviare foto in tempo reale su Facebook cliccando un tasto dedicato subito dopo lo scatto, e questo è uno spettacolo.

Ecco una buona scheda tecnica dell’INQ1. Per il resto mi ripropongo di fare una vera e propria recensione … quando mi arriva. L’ho ordinato con il piano dati incluso e quando arriverà scioglierò tutti i dubbi. Seguimi :)

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Web Developement: Perchè Abbassare I Prezzi Per Prendere Un Lavoro E’ Un Errore

E’ molto, molto tempo che non ripubblico integralmente un post scritto da un altro blogger, ma per questo articolo ne vale veramente la pena. Programmatore da fast food è un post di Giuseppe Cubasia pubblicato sia su Cubasia che su Punto Informatico, e che illustra alla perfezione il dilemma che ogni programmatore o web developer freelance si trova prima o poi a dover affrontare; accettare un lavoro scarsamente retribuito serve per farmi conoscere ed a fare gavetta o mi farà solo perdere tempo inutilmente?

Ti farà perdere tempo! Batto spesso il martello su questo punto caldo e  dire no a lavori che ti danno l’impressione di essere un mero meccanismo di produzione è quasi sempre la migliore strategia per crescere professionalmente. Ecco il bel post di Giuseppe.

Catena di montaggio
Image credit:
Scott Maxwell

Mi ha molto colpito un commento di qualche settimana fa. Un ragazzo, chiamiamolo per comodità Luigi, poneva il seguente quesito: "Mi offrono 600 euro al mese più l’alloggio, dovrei accettare la collaborazione con questa ditta?". Nella sua richiesta non spiegava di più, e neanche voglio scendere troppo nei particolari, vorrei invece concentrarmi sulla convenienza d’intraprendere, in Italia, la carriera d’informatico e per farlo userò uno spunto preso dal film "Il principe cerca moglie", la divertente commedia con Eddie Murphy.

Nel film i due protagonisti trovano lavoro in un fast food. Iniziano come tutto fare. Durante il lavoro un loro collega li sprona confessando loro le sue ambizioni: "Anche io ero come Voi, ora lavo l’insalata e tra qualche anno passerò alle patate e poi agli hamburger e lì si vedranno i bei soldi".

Sono molto scettico sulle reali possibilità di carriera di questo ragazzo. In realtà non c’è nessuna garanzia che si vedranno i bei soldi tra 4-6 anni quando si occuperà degli hamburger. Inoltre il nostro "lavatore d’insalata" tralascia un fatto importantissimo: lui non ha nessun potere contrattuale. Qualora avanzasse delle richieste il suo datore di lavoro potrebbe tranquillamente ignorarle, sicuro che un altro che lava l’insalata lo trova quando e dove vuole.

La filosofia dei fast food è proprio questa, dice Joel sul suo sito.
I fast food offrono cibo di qualità decisamente inferiore a quello di un ristorante dove uno chef rinomato prepara complicati e gustosi manicaretti ma lo fanno pagare poco e possono permetterselo all’infinito perché riescono a mantenere molto basso il costo del lavoro, avendo delle procedure talmente semplificate (sono famosi i manuali di MC Donald’s) da permettersi di rimpiazzare e formare chiunque in brevissimo tempo.

La risposta di Joel alla domanda di Luigi: "Può davvero convenire essere inseriti nel mondo del lavoro a 600 euro al mese?" è NO. No, non conviene, a meno che non si abbia la fortuna di entrare nella cucina di uno chef, ovvero che non sia una tappa previa per arrivare al nostro vero traguardo.

Naturalmente occorre tener conto che la risposta di Joel proviene da chi incarna lo spirito di una cultura del lavoro dove chi vale è valorizzato, che non è proprio la norma in Italia. Ed ovviamente occorre rammentare che Joel si riferisce sempre a persone di talento, com’è nella filosofia della sua azienda.

Il ragionamento di Joel è il seguente. Se io sono un bravo programmatore, non una superstar, ma un bravo programmatore, sarò trattato in azienda esattamente come tutti gli altri. Non ho nessuna speranza d’emergere né di farmi riconoscere nulla perché sono facilmente rimpiazzabile. Come me ce ne sono parecchi sulla piazza, tutti più o meno al mio livello. Anzi, se poi sono finito in un’"azienda fast food", dei bravi non sanno proprio che farsene: meno sei bravo, più è facile giustificare il perché guadagni poco e perché ti trovi lì, e se mi comportassi diversamente dagli altri, oltre a sentirmi disadattato, sarei trattato come un pericoloso innovatore e messo in un angolo.
Quindi, il primo consiglio che Joel direbbe a Luigi è "Evita le aziende fast food".

Solo le aziende ad alta redditività possono realizzare le Vostre ambizioni e le aziende ad alta redditività sono le aziende che producono prodotti sw che vendono a licenza. Secondo Joel un’azienda di consulenza ha il 20-30% di guadagno, ma un’azienda che vende licenze ha il 100% di guadagno dopo aver ammortizzato il costo del prodotto. È chiaro quindi che solo lavorando in tali aziende, o meglio ancora, mettendomi in proprio e realizzando prodotti posso far fruttare le mie competenze al massimo. Un esempio per tutti sono gli sviluppatori di videogame che iniziano lavorando per altri e finisco poi per mettersi in proprio, (è la storia di id Software, quella di Doom per intenderci).

Ricordiamo sempre che Joel si riferisce ad una realtà differente dalla nostra e parla sempre con riferimento alle persone di talento, il vero problema di chi è nelle condizioni di Luigi e sta pensando d’inserirsi nel mondo del lavoro come informatico è come riuscire a realizzare le proprie ambizioni partendo dall’Italia (o meglio rimanendo in Italia).

Secondo me occorre avere delle aspettative reali in quello che si può ottenere.
Ora come ora, anche se siete laureati con il massimo punteggio e conoscete 3 lingue, come primo lavoro se non si ha la fortuna d’entrare subito in qualche grossa azienda ad un certo livello, sotto l’ala protettiva di un potente manager, la prospettiva è quella di lavorare a poco più di mille euro al mese.

Successivamente, dopo un periodo in cui vi siete fatti le ossa in qualche ditta medio piccola, vi si apriranno due strade: o aspettate che l’occasione giusta capiti dalle vostre parti (Buona Fortuna), oppure vi spostate creandovi l’occasione (esiste anche questa terza possibilità, ma non è per tutti).

Spostarvi in Italia significa o venire qui a Roma o andare a Milano. Io, se dovessi mai partire da Roma per andare a lavorare a Milano, a questo punto mi sposterei direttamente all’estero per i soliti noti motivi (siamo il paese con i salari più bassi d’Europa).

Alla fine come dice Joel, dipende tutto da quello che uno desidera.

Naturalmente è anche possibile rimanere in Italia ed aspettare che si realizzi un contratto proprio per l’IT, che cambino le condizioni di lavoro ed in genere quelle sociali, legate all’economia (abbiamo il quarto più alto debito pubblico al mondo), alla trasparenza sui servizi ed all’informazione (siamo l’unica nazione d’Europa dove la stampa è parzialmente free), tutti argomenti su cui ho ampiamente espresso la mia opinione in merito ma, come ho premesso, in Italia occorre avere delle aspettative realistiche.

E poi si sa, l’IT fa paura.

CC by-nc-sa

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Guadagnare Col Blog: Come Far Funzionare Le Affiliazioni Pay Per Sale

Giovanni mi ha contattato via Skype per chiedermi consigli su come guadagnare con un blog, in particolare ha voluto conoscere i meccanismi di monetizzazione di Ikaro. Ho pensato fosse utile condividere i punti salienti della nostra conversazione anche con te.

guadagnare col blog
Photo Credit: strelok

Questo blog guadagna con diverse affiliazioni;

In passato ho provato anche Conduit, eDintorni e sto valutando l’uso di Sprintrade. In inglese è eccellente anche Commission Junction.

Ho mollato Conduit per una assoluta mancanza di trasparenza e la scarsissima remunerazioni a fronte delle performance. Si tratta di una toolbar per il brower da offrire ai propri utenti nella quale puoi inserire i tuoi contenuti via RSS o via HTML.

eDintorni, oltre ad annunci contestuali offre gli Inline ads, ovvero sottolinea automaticamente parole del post rilevanti con una formattazione differente. L’unica pecca è la bassissima remunerazione, circa 2 centesimi per click. Raramente sono arrivato a 3 e visto il rumore visivo generato dalla formattazione differente dei link ho ritenuto opportuno toglierlo.

Sprintrade ancora non mi convince per la qualità dei publishers e per le provvigioni un pò bassine, ma come ho detto lo devo ancora provare seriamente per cui rimandiamo il giudizio.

Pay Per Click contestuale e Pay-Per-Performance

AdSense è il principale programma di annunci contestuali che pagano ogni click. Altre affiliazioni invece pagano solo se il click si converte in una azione da parte dell’utente; una iscrizione (pay-per-lead), una vendita (pay-per-sale) o un contatto.

Con AdSense avrai più click retribuiti ma a prezzi più bassi, mentre con l’altro avrai meno click a prezzi più alti. Quale usare? 

Sino a poco tempo fa utilizzavo solo ed esclusivamente AdSense, ma vuoi per la crisi recente che ha fatto crollare i guadagni di tutti i publisher, vuoi per una conversazione fatta un pò di tempo fa con Paolo di AlVerde che mi è sempre ronzata in testa mi sono deciso a provare seriamente le affiliazioni che pagano sulle conversioni. E sto rimanendo piacevolmente sorpreso, anche se AdSense rimane comunque l’entrata principale.

Generalmente i programmi pay-per-click vanno bene per tutti i tipi di contenuto rilevante, mentre per le affiliazioni che pagano sulle vendite secondo me è necessario che il contenuto del blog possa essere oggetto di una ricerca in merito ad un prodotto o un servizio acquistabile. 

Tagliamo corto con un esempio chiaro e semplice: le pagine più visitate di Ikaro riguardano Adsl e VoIP. Pertanto quelle pagine sono adatte per  promuovere connessioni Adsl e Umts, software e servizi per telefonare via internet e così via.

Per approfondire leggi Affiliazioni: 5 Consigli Per Guadagnare Col Pay-Per-Action.

Capire se una affiliazione pay-per-sale potrebbe funzionare sul tuo blog

Analizza il tuo traffico e osserva le 10 pagine più visitate:

  • esistono prodotti rilevanti che puoi promuovere tramite il pay-per-sale?
  • le provvigioni per quei servizi sono interessanti o non ne vale la pena?

Come implementare i link di affiliazione

Una volta iscritto al programmi di affiliazione (Tradedoubler, Zanox ecc)  puoi cercare gli advertiser che offrono i prodotti che vuoi promuovere, e far loro richiestadi accettazione. Una volta accettato potrai prelevare i codici HTML dei link che indirizzano i tuoi lettori ai prodotti che vuoi promuovere.

Blocchi grafici e banners in genere hanno una percentuale di click prossima allo zero a causa di una sorta di cecità da assuefazione che gli utenti hanno sviluppato nel corso degli anni. Gli annunci testuali vanno un pò meglio, ma con AdSense forse sarebbe meglio evitare rischiose confusioni. Un buon sistema è quello di linkare alle affililiazioni termini rilevanti dei post, con molta, molta attezione.

E’ saggio ed opportuno utilizzare il rel=nofollow per i link di affiliazione al fine di non alterare le dinamiche di rilevanza dei motori e per non incappare in fastidiose penalizzazioni. Una buona strategia consiste nell’utilizzare come passaggio intermedio tra il tuo link e la pagina dell’advertiser un file nel tuo sito che funge da rimbalzo, in questo modo:

Post -> File intermedio -> Pagina advertiser

Se il tuo blog è in php puoi utilizzare una pagina intermedia con questo codice :

<?php header('Location: http://www.example.com/pagina/prodotto'); ?>

avendo ovviamente cura di sostituire l’URL di affiliazione a quello d’esempio. Se usi WordPress ci sono plugin appositi come cross linker.

Si rischiano penalizzazioni o ban da AdSense?

Anche qui non c’è una certezza assoluta. In generale non è vietato utilizzare altre forme di monetizzazione in concomitanza di AdSense a patto che non siano programmi contestuali in diretta concorrenza con AdSense stesso (contestuali).

L’importante è la qualità del blog, dei contenuti che fornisci e quanto tali link possano fornire ai tuoi lettori informazioni inerenti la loro ricerca.  La ToS di Adsense parla chiaro in questo senso.

Per quanto riguarda mi sono dato queste due regole:

  1. i link di affiliazione portano sempre l’utente dove si aspetta di arrivare
  2. i termini linkati nei post hdevono aver senso a prescindere dal link di affiliazione

Programmi di affiliazione e guide

Ecco tre di siti indispensabili per approfondire l’argomento;

  • Tagliaerbe – Davide è un esperto di advertising online ed è uno dei pochi che ancora riesce a rendere performanti banner e blocchi grafici. I suoi post sono eccellenti. Ora è quasi una blogstar ma lo seguo da tempi non sospetti.
  • AlVerde – Paolo penso sia l’autorità indiscussa nel campo del pay-per-sale. Ha guadagnato 125.000 euro con le affiliazioni in Italia ed ha un forum che è una miniera di informazioni
  • MasternewmediaRobin è stato il primo Italiano a trasformare in realtà il sogno di autosostentarsi con la propria attività in rete
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ADSL, Concorrenza Tra Provider, Chiarezza Dei Contratti E Canone Telecom

Ho ricevuto questa email da un lettore che preferisce rimanere anonimo, ed ho pensato di pubblicarla per testimoniare i disagi reali che molti utenti in Italia sono costretti a subire a causa del Digital Divide, dei contratti poco chiari e delle offerte ADSL con cavilli capestro.

Se hai esperienze da condividere con questo nostro amico o informazioni utili da dargli usa i commenti in basso. Se vuoi entrare in contatto con lui scrivimi. Ovviamente sono aperto anche ai provider chiamati in questione. Se avete qualcosa da dire non dovete far altro che bussare.

Disperato
Photo Credit: Javier Zubiri

Ciao Ikaro (o Daniele se preferisci),

mi chiamo *****, ho 38 anni, e mi scuso anticipatamente per la lunghezza di questa mail, infatti ci ho pensato un pò prima di spedirla. Spero almeno ci sia scritto qualcosa che possa destare la tua attenzione.

Seguo con interesse il tuo sito da qualche mese, ma doverti raccontare perché invece non lo faccio da anni (come il resto della rete d’altra parte) sarebbe un po’ lungo e fuori luogo da descrivere qui.

Comunque, sappi che è anche grazie alla lettura dei tuoi post che ho ritrovato l’entusiasmo e le motivazioni per rituffarmi in rete e trovare le risorse alternative al mortorio televisivo e cartaceo, ormai in fase di putrefazione avanzata, e informarmi su ciò che davvero accade in questo mondo.Vado subito al punto.

Non ho ancora l’adsl e al momento, purtroppo, mi ritrovo con una vecchia connessione a 56k, con tutti i disagi che ne derivano. Durante questi mesi mi sono documentato molto sul tema della connettività, eppure a tutt’oggi non riesco ancora a individuare il provider e il tipo di servizio che può fare al caso mio; e poi ho capito che ci sono fregature un po’ ovunque se non si fa attenzione a quello che si sceglie.

Vorrei attivare una nuova linea solo dati, dove poter anche telefonare con il voip e tagliare i ponti una volta per tutte con telecom e l’analogico in genere. Ho capito però che su quella linea dati poi i providers (tutti?) mi faranno pagare in qualche modo quel canone di cui io mi vorrei tanto liberare. Insomma, pare che esista un vero e proprio canone solo per internet?! O mi sbaglio?

Forse è questo il motivo per cui le tariffe che vengono pubblicizzate dappertutto non si riferiscono quasi mai alla possibilità di attivare una nuova linea, e il provider di turno non lo dice perché dà per scontato che l’utente, nella maggior parte dei casi, ignora questa opzione e dunque accetterà di attivare un’adsl usando la stessa linea di telecom (di cui poi magari si pentirà).

Ma allora non è proprio vero che ci si libera veramente dal dazio del canone anche rinunciando alla fonia in analogico? E poi questi providers non offrirebbero un servizio più trasparente e leale ai loro potenziali clienti dicendo in modo chiaro come stanno davvero le cose attualmente?

Non c’è chiarezza forse perché c’è semplicemente la volontà di non essere chiari e di confondere le idee agli utenti, anche a quelli che, come me, non potendo spendere troppo, con pazienza cercano di documentarsi per capire qual è l’offerta che in rapporto al prezzo e alla qualità può essere più adatta.

A tal proposito cerco di riassumere quella che è stata la mia prima esperienza con il servizio 130 di tiscali un paio di giorni fa, dove sono venuto a conoscenza di questa deludente realtà che, mio malgrado, ho dovuto accettare. In particolare mi riferisco al fatto che tiscali (e allo stesso modo immagino tanti altri providers…?) pur essendo in grado di attivare una nuova linea (solo dati), deve maggiorare quell’offerta sbandierata sul sito a caratteri cubitali (nel mio caso la 8 mega a € 19,95) facendola lievitare di circa 10 € al mese (così mi è stato detto al call center); dunque non molto meno dei circa 16 € che telecom mi fa comunque pagare in questo momento anche se, per assurdo, il telefono e internet non lo usassi mai!

E tutto questo solo perché, se non ho capito male, sono un abbonato telecom. Ma è davvero questo il problema che mi mette nella condizione di non poter scegliere liberamente un altro operatore e staccarmi davvero da telecom?

Quelli di tiscali mi dicono che quei 19,95 € si riferiscono all’attivazione della loro adsl solo sulla stessa linea che attualmente uso con telecom. Bella forza!! Credo proprio che ci contino sul fatto che le persone non sappiano che poi, per un qualsiasi caso di rescissione del contratto con telecom, anche quell’attivazione dell’adsl gli verrà troncata, mettendo in grossa difficoltà chi magari ci lavora con quella linea!

Sono finalmente riuscito a chiedere, con estrema difficoltà, alla terza operatrice tiscali che mi hanno passato (che con il suo incessante fiume di parole mi permetteva solo di balbettare qualcosa tipo: “Bhe… si… no… ma vede… verament… io…vorrei farl…” e avanti così per circa un quarto d’ora) se questo procedimento viene applicato anche a chi, per ipotesi, non è mai stato un abbonato telecom e per la prima volta stipula un contratto con tiscali per una linea solo dati. Bè, da quel momento in poi le mie domande sono state palesemente aggirate, o peggio ignorate, deviando il discorso su proposte alternative che erano più adatte per me (secondo loro!) o ripetendo argomenti su cui avevamo già dibattuto, facendomi perdere inutilmente tempo e pazienza.

Come reagire poi alla domanda “lei è davanti al sito in questo momento?”, quando a inizio telefonata avevo detto chiaramente di avere una 56k? Dunque o telefono o sono connesso!! Non ci vuole tanto a capirlo per un’esperta! No? E poi quando gli ho chiesto del “doppino aggiuntivo” non sapeva che cosa intendevo dire…evvabbè; io lo so solo da qualche mese, ma loro ci lavorano con questa roba!

Inoltre mi informavano che il costo di attivazione per una nuova linea (senza cioè appoggiarsi a telecom, ma a questo punto non so più se è vero…) è di 110 € pagando con bollettino o 60 € con carta di credito, mentre nel sito è riportata la cifra di 60 € solo per il pagamento con bollettino e gratis con la carta di credito, ma anche queste ultime cifre ormai è chiaro che si riferiscono all’inutile (almeno per me) attivazione sulla linea già esistente. Insomma, una quantità di sorprese negative che mi hanno fatto desistere dal continuare a chiedere altre informazioni, di cui ho ancora urgente bisogno.

Mi sono andato a rileggere un po’ più attentamente le Condizioni generali di contratto ‘adsl-privati’ (contenute in un pdf sul sito di tiscali) e al punto 5.2 questo particolare in effetti viene rivelato, ma comunque in modo non del tutto chiaro:

" 5.2 Il Cliente prende atto che in caso di trasformazione del Servizio dalla versione Tradizionale a quella Solo Dati o Naked, a seguito del recesso del servizio telefonico di base, il profilo tariffario del Servizio Solo Dati o Naked potrà subire una maggiorazione per l’utente rispetto alle condizioni economiche previste per i normali Servizi illustrati nell’Offerta Commerciale.

La maggiorazione corrisponderà in ogni caso all’importo aggiuntivo (cioè quanto?) che Tiscali dovrà corrispondere a Telecom Italia quale contributo di attivazione o quale canone aggiuntivo per le linee Solo Dati.

Il Cliente prende atto che Tiscali avrà facoltà di inserire dalla prima fattura utile il costo e/o canone aggiuntivo del Servizio Solo Dati o Naked, e che nel caso di mancato pagamento da parte del Cliente, Tiscali potrà risolvere il contratto ai sensi dell’articolo 4.3 del presente Contratto."

Io prendo atto, come no? Prendo atto che non ci voglio credere, ma ci devo credere e farmene pure una ragione.

Non esiste una vera concorrenzialità tra queste aziende, e credo che tutta questa apparente ampia scelta che ci viene presentata sui media, con i vari nomi commerciali (che “sembra” stiano combattendo tra loro una guerra a colpi di offerte sempre più vantaggiose) sia solo la facciata di un business, che viene abilmente camuffato a tavolino, allo scopo di spremere per bene ogni fascia economica possibile di utenza.

Avevo deciso di scegliere Tiscali perché la verifica della copertura mi assicura che sono raggiunto da loro e poi, confrontandolo con altri provider “famosi” e meno famosi, molti ne parlano bene sui forum. Insomma mi sembrava una via di mezzo accettabile. Che dire? Questa esperienza non ha fatto altro che confondermi ancora di più le idee.

Sarei tentato, a questo punto, di richiedere a telecom l’interruzione totale di quest’unica linea, con le spese che ne conseguono e credo anche la perdita del mio caro vecchio numero; al momento non ho un lavoro e il telefono lo uso poco, dunque sarei ancora in grado di permettermi di fare una cosa simile. E tutto ciò pur di mettermi nelle condizioni in cui si può trovare una persona che deve attivare per la prima volta una linea solo dati e navigare in rete, in modo dignitoso, con la sicurezza di pagare una flat “pulita” e “onesta”.

Ma a questo punto mi viene il dubbio, cosciente del fatto che qualsiasi cavo e centrale a monte è comunque di proprietà telecom, che quest’idea così estrema potrebbe anche non servire a niente, rischiando poi di ritrovarmi a pagare comunque una quota maggiorata dovuta al canone (che uscito dalla porta mi rientrerebbe dalla finestra!). Ma è davvero così? Magari le informazioni giuste ce l’ho proprio sotto il naso e mi sfuggono perché mi perdo tra le innumerevoli varianti e clausole che ogni provider riserva. E’ sconfortante scoprire che in piena era informatica anche il solo accesso a internet ancora oggi può rivelarsi per molti un ostacolo tecnologico ed economico non da poco.

Per il WiMax i tempi sembrano ancora lunghi; avevo qualche briciola di notizia su attivazioni (credo sperimentali) proprio nella mia città (Messina e altre zone della Sicilia), ma non se ne sente parlare molto. E comunque mi sa che ci sarà d’aspettare ancora un bel po’ prima che si diffonda, e che ci diano un taglio a l’accanimento terapeutico-tecnologico sull’adsl!

Non pretendo che tu conosca la soluzione perfetta per me, però magari anche un suggerimento potrebbe illuminarmi e aiutarmi a scegliere con più consapevolezza.

Ti ringrazio comunque se sei arrivato a leggere fino a qui. Chiudo salutandoti e rinnovandoti i complimenti per l’ottimo servizio che offri con Ikaro. Ciao.


Canone linee solo dati (naked)

Su questo punto è proprio come sospetti; non esistono linee dati senza canone Telecom. La cosa però non è da imputare ai providers no-telecom che ti installano la linea, ma ad una decisione dell’AGCOM che nel 2006 ha accolto la richiesta di Telecom di far pagare ai providers un canone sulle linee dati senza contratto telefonico, che poi viene girati ai clienti finali. Ai providers semmai è da imputare la trasparenza che adottano nel comunicarci se, e come, questo canone viene poi girato a noi.

Ultimo miglio e concorrenza

Alla faccia della concorrenza il tratto del cavo telefonico che collega le nostre abitazioni alle centrali telefoniche di zona (ultimo miglio) è ancora ad uso esclusivo di Telecom (a parte Milano). Questo vuol dire che puoi scegliere qualsiasi provider, ma l’allaccio della linea fino alla presa del tuo appartamento può essere fatto solo da Telecom. Il provider successivamente provvede ad attivarti la linea.

Concludendo: è Telecom che ti deve portare il cavo in casa, ed è sempre a Telecom che va corrisposto il canone delle ADSL naked. Questo è lo stato (deprimente) dei fatti.

Trasparenza

Considera gli operatori dei call center hanno delle schede con domande e risposte pre-compilate. Ed ovviamente non sono in grado di darti risposte esaustive in merito ad alcune problematiche semplicemente perchè… non hanno una risposta. Non vengono intenzionalmente messi in grado di informare i clienti su determinati argomenti. La mia strategia con i call-Center è la seguente;

  • Non mi incazzo mai
  • Faccio minimo 4 chiamate consecutive per parlare con 4 operatori diversi sullo stesso problema
  • In base alle risposte mi faccio una idea precisa, oppure capisco se non sono stati messi in gradi di assistermi a dovere

prova, per lo meno è divertente ascoltarli mentre si contraddicono tra loro, ma tieni presente che spesso sono ragazzi sotto-pagati e precari. Per cui non son certo loro i carnefici.

Wi-max

Purtroppo nella gara di assegnazione delle frequenze Wimax sono stati accettati anche gli operatori telefonici che forniscono servizi di connettività mobile e Adsl a differenza della Francia. Quindi non penso che ci sia un grande interesse a sviluppare questa tecnologia in maniera efficace ed economica. In Brasile (che consideriamo terzo mondo) già viene commercializzata la connessione a Internet con onde radio e qui sono sparite praticamente tutte le notizie sul Wimax, segno che anche i media si guardano bene dall’informare i cittadini. Il motivo di questa reticenza è semplice: guarda quali sono le pubblicità più tamburellanti che passano sul mainstream.

Soluzione

Non ce n’è una definitiva purtroppo. Rassegnati a pagare il canone telecom se vuoi una ADSL senza telefono ed usa il VoIP. Ma sopratutto, in presenza di disservizi o scarsa attenzione per le tue esigenze non esitare a mandare al diavolo un operatore per sceglierne un altro. E’ vero, costa un pò ma se tutti facessero così forse si convincerebbero a usare parte dei budget pubblicitari per migliorari i servizi ed l’assistenza clienti.

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Comparazione Guadagni Di 10 Carriere ICT Tra Italia E Usa

Si fa un gran parlare del rapporto OCSE sui redditi in Europa, che ci vede quasi come un fanalino di coda. I redditi italiani sono tra i più bassi d’Europa. Ci battono solo 7 paesi sui 30 europei presi in considerazione. Pochino per un paese che pretende di annoversarsi tra le nazioni più avanzate d’Europa e del mondo.

Qualche tempo fa sono andato a pescarmi un’analoga classifica , riferita  al settore informatico e all’ICT in generale.  Top 10 Paying Technology Majors elenca i compensi medi annui (2007) dei 10 lavori più diffusi nel campo dell’informatica in generale. 

business
Photo Credit: batboo

Li ho confrontati con i dati italiani che ho trovato su Quanto guadagna uno specialista Ict? di Apogeo Online, precisamente ho tirato fuori le retribuzioni medie degli ultimi 2 anni dei ruoli equiparabili a quelli americani (non ci sono tutti). Ecco qui il confronto;

  1. Responsabile IT   USA $ 100.000 – ITA  € 51.000
    Il responsabile dei sistemi informativi supervisiona e coordina il reparto informatico aziendale per assicurare efficienza ed affidabilità dei sistemi informatici e di rete
  2. Amministrazione Data Base $85.000 – ITA  € 28.000
    Si occupa di organizzare i dati in maniera logica e coerente al fine di garantire sicurezza ed accessibilità nel tempo, e sviluppare strumenti a tal scopo.

  3.  Software engineering $84.000
    Sviluppo e testing di sistemi operativi, sistemi informatici in genere e programmi.

  4. Sviluppatore videogames $80.000
    Sviluppo di videogiochi per PC e consoles utilizzando diverse tecnologie

  5. Programmatore $71.000 – ITA  € 22.000
    Per lo più si occupa di trascrivere codice e testare routing ed algoritmi. Importante anche per il primo debugging del codice.

  6. Web Developer $68.000  – ITA  € 22.000
    Ebbene si; colui che-fa-il-sito-internet. In effetti è una definizione alquanto generica poichè gli skill richiesti da un progetto web possono essere molto variabili. Ad ogni modo è colui che progetta e programma un sito base, magari con qualche contenuto dinamico.

  7. Architettodi rete $68.000
    Si tratta di progettare ed implementare reti locali come quella che hai in ufficio ad esempio.

  8. Amministratore di sistema $66.000
    Colui che installa e mantiene software sui computers. Non di rado si occupa anche dei server, oltre che dei terminali di rete. Per intenderci è colui a cui telefoni quando il tuo PC del lavoro prende autocoscenza e decide di fare come gli pare

  9. Gestore di rete $64.000 – ITA  € 23.000
    Gestisce reti in genere

  10. Videogame designer $61.000
    Colui che disegna i videogames

Un euro in italia ha il potere d’acquisto di un dollaro in usa (forse un pò meno)  per cui possiamo confrontare i valori assoluti senza fare il cambio.

Cosa traspare? Bè, vedendo quanto guadagna il mio corrispettivo oltreoceano mi vien voglia di correre a far le valige senza neanche terminare questo articolo. Scherzi a parte, basta fare qualche ricerca sulle retribuzioni medie ICT in italia per verificare che da noi a lievitare sono sopratutto gli stipendi dei manager.

Chi ricopre qualifiche operative, più o meno specializzate, fatica a veder gratificato il proprio talento e in genere ha poche prospettive di crescita concrete.

Questo potrebbe essere un errore strategico enorme da parte del mercato del lavoro in quanto le nuove opportunità di guadagno alternativo per chi ha esperienza e conoscenza in campo informatico (ed è capace di metterle a frutto da un punto di vista comunicativo) stanno  crescendo sia come numero che come  importanza.

Lavoro in questo campo dal 95 e ho ricoperto molti dei ruoli elencati sopra. Non penso di dire una eresia affermando che quando  il nostro talento (la cosa su cui puntiamo di più) viene svalutato  o lasciato  marcire all’interno del nostro ambiente di lavoro inevitabilmente non abbiamo più nulla da dare diventando (a ragione) apatici e senza stimoli. In poche parole il rapporto che abbiamo col nostro ambiente lavorativo si deteriora irrimediabilmente a danno nostro e dell’azienda, trascinandosi sino ad una inevitabile separazione.

Chi sia questa  la differenza fondamentale tra l’Italia e gli altri paesi? Che sia sufficiente da parte delle aziende investire sul nostro talento per motivarci e darci una ragione valida per investire il nostro tempo e le nostre energie (in poche parole la nostra vita) nei progetti dell’impresa per la quale lavoriamo?

E se bastasse solo questo per cambiare le cose? Investire sul nostro talento invece di farlo marcire nella noncuranza aziendale?

Prima pubblicazione:  4 Giugno 2008
Ultima revisione: 19 Maggio 2009

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Hosting o Server Dedicato Per Il Tuo Blog? Come Scegliere

Un amico blogger mi ha chiesto dei consigli in merito alla migrazione dei propri blog dall’hosting ad un housing vero e proprio con un server dedicato

Server
Photo Credit: Michael Osterrieder

Il salto è notevole, e non solo per quanto riguarda la spesa ma sopratutto per la gestione. Un server dedicato comporta la gestione del webserver, del mail server, di eventuali database e così via, anche se esistono ottimi servizi di housing co-gestito che delegano queste incombenze ad appositi tecnici lasciandoti libero di concentrarti più sui tuoi progetti e meno sulla manutenzione del server.

In genere ci sono due scuole di pensiero; server dedicato in italia o all’estero? Io appartengo alla seconda, spiego più in basso il perchè.

Quanto costa passare da un hosting all’housing?

soldi

Un buon servizio di housing con traffico abbondante e un server performante ti costerà dai 200$ al mese in su. Ovviamente spenderai molto di più  considerando che gli hosting costano solo qualche dollaro, per non parlare di quelli gratuiti e senza pubblicità completi di MySQL, php,POP mail ecc.

A cosa devo stare attento?

Esistono molte offerte che sembrano offrire server dedicati ma sono semplici housing condivisi. Li riconosci dalla parola Virtual. Se c’è scritto Virtual private server o qualcosa del genere certamente si tratta di una partizione su un disco condiviso con altri.

Qual’è il fattore più importante da considerare per la scelta di un server dedicato?

Supporto

Backup e assistenza. In USA i provider che forniscono server dedicati offrono (quasi) sempre assistenza 24x7x365, sia telefonica che per email.

I server dedicati sono configurati per impallarsi sempre fuori dagli orari di lavoro (è nel vadenecum del bravo programmatore assembler). Anche l’assistenza via email funziona grazie a CRM che gestiscono ottimamente le richieste con un sistema di ticketing efficace.

Ho preso il mio primo server dedicato su Datapipe nel 1999, dopo aver visto la pubblicità dei nuovi serve Cobalt su Wired ed ora sono su Pair.

In tutti questi anno ho avuto la necessità di richiedere interventi urgenti 3 volte telefonando al numero di assistenza dedicato, ed altre per email. Sono sempre state evase in pochi minuti, a qualsiasi ora.

In Italia in genere l’assistenza viene fornita in orario ufficio (a parte alcune eccezioni) ed è inammissibile a mio avviso per servizi di questo tipo, anche se troverai i supporter dell’housing nostrano (senti anche l’altra campana per avere un quadro più preciso). 

Il backup  dovrebbe essere compreso nel servizio, ma alcuni lo offrono a pagamento come servizio aggiuntivo.

Come gestisco il sito?

Avere un server dedicato significa doverlo amministrare in remoto e questo richiede capacità tecniche ben precise. Generalmente troverai server con OS windows e Linux. Le interfacce di gestione via web sono molte, le più note per Linux sono Webmin che richiede i requisiti di superutente ed è opensource (ecco un demo)  e Plesk, un software proprietario compatibile anche  con servers Windows.

Più gia smanettarci sopra per vedere quello che ti aspetta, utilizzando la  demo di Webmin e la demo di Plesk.

Un hosting semplice invece richiede la gestione del sito via FTP, o tramite le interfacce dei CMS già preimpostati quali WordPress, MovableType ecc.

Di quanto traffico ho bisogno?

banda

Non c’è una formula, dipende dai contenuti che offri. Audio e video costituiscono una emorragia di banda se hai molti visitatori, altrimenti puoi calcolare il peso di una pagina tipo del tuo blog, sommando testo e immagini e moltiplicandola per il numero di pageview mensili previste: avrai una idea approssimativa. Comunque 500Gb dovrebbero farti dormire  sonni tranquilli anche se il tuo blog è molto visitato.

Qualche attenzione particolare?

Si. La raggiungibilità di un server è determinata da una serie di fattori congiunti. Puoi provare l’affidabilità di determinato provider testando un suo server con appositi strumenti che simulano l’accesso contemporaneo di TOT utenti e misurano la performance del server restituendo un tempo di risposta.

Load Impact è ottimo ed in modalità gratuita simula l’accesso contemporaneo di 50 visitatori sul tuo blog per vedere… che succede.

WordPress o Movabletype?

Wordpress logo

Le differenze tra WP e MT sono queste: WP funziona runtime, ovvero le pagine sono visualizzate dinamicamente in php con chiamate al DB MySQL. MT al contrario ha la possibilità di esportare tutte le pagine in formato statico. Questo vuol dire che il traffico generato con WP carica di lavoro il server molto più di quanto non faccia Movable Type.

Per quanto riguarda le funzionalità ovviamente WP è decisamente più semplice ed espandibile.

Quanti siti posso creare?

Un dedicato è come un condominio, il numero di appartamenti dipende da te. Rispetto all’hosting, il dedicato di permette di installare le versioni full dei CMS. Se installi ad esempio MT, potrai creare tutti i blog che vuoi. Stessa cosa per WordPress se installi la versione WP Multi-user. Alcuni provider prevedono il pagamento di una piccola cifra una tantum per ogni dominio addizionale (a parte le quote di registrazione ovviamente che vanno al registrar).

In Italia o all’estero

La mia risposta è; all’estero.

L’assistenza viene fornita 24 ore su 24 e la banda costa molto, molto meno. Quindi ne puoi avere molta, molta di più. Se ti indigni non farlo con me, ma con le nostre Telco che lucrano ingiustificatamente sul traffico e sulla banda spingendo le imprese di casa nostra fuori dalla competitività rispetto a quelle dei paesi tecnologicamente equivalenti.

Ecco alcuni provider che forniscono server dedicati;

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I Profili Twitter Delle Celebrità: Gli Account Dei Divi Di Hollywood E Non Solo

Ho raccolto per divertimento e curiosità gli account Twitter degli attori di Hollywood più conosciuti in Italia, compresi quelli di alcuni cantanti ed altre celebrità del mondo della musica e altro. Uno dei motivi per cui mi sono collegato in internet la prima volta era la possibilità di contattare personaggi altrimenti inarrivabili.

Sicuramente non potrai interloquire con loro visto che sono molto seguiti ma seguono pochissime persone, ma puoi captare la parte quotidiana della loro vita e questo lo trovo divertente.

Alcuni sono veri e propri maniaci, come Hugh Jackman, Demi Moore, Ashton Kutcher, Britney Spears e altri meno. Ecco gli account (clicca sulla foto);

Brad Pitt Brad Pitt

Demi Moore Demi Moore

Hugh Jackman Hugh Jackman

David Lynch David Lynch

Tom Cruise Tom Cruise

Ashton Kutcher Ashton Kutcher

Arnold Schwarzenegger Arnold Schwarzenegger

George Takei George Takei (Sulu in Star Trek)

Kevin Spacey KevinSpacey

Brent Spiner BrentSpiner (Data in The Next Generation)

William Shatner WilliamShatner (James-Tiberius-Kirk.)

Mark Wahlberg Mark Wahlberg

George Lucas George Lucas (produttore)

Britney Spears Britney Spears

Snoop Dogg Snoop Dogg (rapper)

Yoko Ono Yoko Ono

Mariah Carey Mariah Carey

Paolo Coelho Paolo Coelho (scrittore, nobel)

Michael Phelps Michael Phelps (campione di nuoto)

Barak Obama Barak Obama

Al Gore Al Gore

Larry King Larry King (anchor man)

Oprah Winfrey Oprah Winfrey (anchor woman)

Se li vuoi proprio tutti vai su: CelebrityTweet.

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Perchè I Contenuti Generati Dagli Utenti Possono Essere Rilevanti Senza Autorevolezza

Pensando a Blogmagazine, la rivista elettronica scritta da soli blogger, ed in particolare notando che il mio ultimo articolo è stato inserito nella categoria scienza (pur non essendo uno scienziato) mi son chiesto: che futuro può avere mai un progetto editoriale che fa dei contenuti generati dagli utenti un vero e proprio core-attraction?

Bloggers
Photo Credit: Andres Rodriguez

Forse ce l’ha. Risulta difficile comprenderne le potenzialità se lo si considera un prodotto editoriale normale, come Wired ad esempio, in cui scrivono firme ben più conosciute e autorevoli.  Ma se si riesce a comprendere il fatto che Blogmagazine proprio per sua natura assume una collocazione differente nel flusso informativo rispetto ad iniziative tradizionali diventa davvero un progetto intrigante.

Ecco alcune mie considerazioni che vorrei condividere per stimolare una discussione;

  1. L’editoria tradizionale vuol dare risposte. I contenuti generati dagli utenti  (UCG)  generano domande
  2. Nell’editoria tradizionale i contenuti nascono dall’autorevolezza. Negli UGC  l’autorevolezza nasce dai contenuti
  3. Nell’editoria tradizionale produttori e fruitori di notizie e contenuti sono ben distinti. Negli UGC non c’è distinzione
  4. Nei processi legati all’editoria tradizionale il filtro agisce sulle fonti. Negli UGC il filtro agisce sul livello di diffusione dei contenuti
  5. Nell’editoria tradizionale il filtro è umano e controllabile. Nell’UGC il filtro è sociale, difficilmente controllabile.

Discover.io  è una interessante startup che si prefigge di studiare metodi per bucare il rumore di fondo al fine di raggiungere contenuti rilevanti. Ebbene, secondo loro il motore del web collaborativo è la scoperta.

Questa bella presentazione di  Ming yeow Ng intitolata Discovery Is The New Cocaine – Going Beyond Engagement illustra come l’elemento determinante per il successo di un progetto nell’era del web 2.0 sia proprio la scoperta di qualcosa/qualcuno che genera una sorta di euforia equiparabile all’effetto della cocaina. E che ci rende dipendenti.

Questo spiegherebbe il boom di facebook e dei social network in generale (scoprire persone nuove, oppure cosa fanno quelle che già conosciamo).

 

Se guardiamo agli user generated content da questo punto di vista appare subito chiaro il motivo per cui possono competere con l’informazione tradizionale; perchè sono oggetto di valutazione, attenzione, ricerca, confronto, iterazione da parte di lettori che valutano contenuti di chi si mette in gioco. A volte invertendo le parti. L’autorevolezza (per chi ne sente la necessità.) nascerà dai contenuti.

Perchè come accennato sopra, l’autorevolezza negli UGC non sta all’inzio, ma alla fine del processo informativo. Che ne pensi?